I bambini del Mali

Dell’estate scorsa porto ancora vivo il ricordo di un sole caldo e avvolgente, di amicizie nuove e accoglienti, di paesaggi eterni e sconfinati. Porto ancora dentro di me una tale ricchezza di emozioni e di sensazioni al cui solo ricordo, a volte, mi sembra di soffocare. Porto il ricordo del viaggio più bello ed autentico della mia vita. Sarà un compito arduo provare a rendere tutto ciò in parole ed immagini.

Il Mali è un paese enorme, situato nell’Africa occidentale e senza sbocchi sul mare. Un paese ancora molto in difficoltà, come d’altronde quasi tutti quelli di quell’area del mondo, ma che sta faticosamente cercando di uscire da una condizione di sottosviluppo. Ma ha tante risorse, molte delle quali, nel nostro mondo lucido e patinato, sono ormai merce rarissima.

Il Mali possiede la bellezza dell’umanità, nella sua forma più pura e più vera. Possiede la bellezza della gente semplice, che non dispone di quasi niente ma che non ti risparmia un sorriso o un saluto. Il Mali possiede il calore di una terra difficile e impetuosa, ma che dopo una tempesta si rasserena e abbraccia ancora gli uomini che la popolano, regalandogli di nuovo i suoi frutti.

Ma il Mali possiede soprattutto i bambini più belli del mondo. Bambini sporchi, denutriniti, malvestiti, a volte anche molto malati. Bambini però vivi, che hanno voglia di giocare e che ti ringraziano con i loro sguardi se giochi con loro. Bambini a cui regalare una caramella significa aver regalato il mondo, bambini che ti prendono per mano perchè è anche dell’affetto di un estraneo che hanno bisogno.

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Bambini che ti donano molto per quel poco che tu sei in grado di dare loro: una foto, uno sguardo, una carezza, un girotondo.

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Bambini che ti guardano, che ti osservano con interesse, che ti vedono. Bambini piccoli e indifesi, ma che si comportano da adulti, accudendo chi è più piccolo e indifeso di loro.

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Bambini splendidi, con occhi profondi, intensi e un’intelligenza innata nel loro sguardo. Bambini che ti guardano perchè vogliono comprendere chi sei.

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Bambini che giocano, ridono, scherzano. Bambini allegri più di te perchè hanno qualcosa che noi tutti forse abbiamo perso: la semplicità della vita.

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Bambini sinceri, aperti, spontanei, leali. Ti concedono la loro amicizia perchè è quello di più vero cha hanno offrirti ed è anche il più bel dono che possiamo ricevere.

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Vorrei essere di nuovo li, insieme a loro, a riassorbire l’autenticità della vita, la naturalezza dei gesti antichi, la spontaneità dell’anima. Vorrei essere di nuovo li con loro per ringraziarli di questo enorme e inconsapevole dono che mi hanno offerto, per esprimergli riconoscenza della profondità dei loro sguardi, per riconoscergli un posto nel mondo.

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Ho rivisto più e più volte questi scatti, insieme ad altre centinaia di immagini che mi avete offerto.  Ogni volta è un tuffo al cuore, un salto nello spazio, un lampo di felicità. Vi porto tutti nel cuore.



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Neapolis

Il 17 luglio 2008 mi sono concesso e dedicato un’occasione per rivivere momenti e sensazioni dell’esultanza giovanile che a tutti prendeva quando la musica che amavi si avvicinava alla tua città, quando i gruppi musicali finalmente si riaffacciavano in Italia dopo gli oscuri anni ’70. In quegli anni, a differenza di adesso in cui spazi e manifestazioni abbondano, all’Italia erano riservate poche date e pochi luoghi; a volte si prendeva un treno, si tornava ad ore improbabili, si dormiva poco e mangiava male pur di godere di buona musica dal vivo e condividerla con migliaia di altre persone.

Ormai tendo sempre meno a credere alle coincidenze e al caso, quanto piuttosto a momenti e intuizioni del nostro inconscio che legge la realtà spesso meglio della nostra mente. Erano mesi che avrei voluto rivedere un vecchio e caro amico che sta vivendo momenti familiari difficili. La scusa che si è data la mia parte razionale è stata l’occasione di un concerto a Napoli di due dei miei gruppi preferiti, i Massive Attack e gli Almamegretta, ma la ragione vera è stata stargli accanto, seppur per poco, comunicargli la mia solidarietà e il mio affetto.

Sbrigo affannosamnete le ultime urgenze lavorative, monto su un treno prenotato in fretta, afferro per i pochi attimi concessi dal treno la suggestione del golfo di Napoli, un breve tragitto in scooter e siamo in mezzo alla musica. L’effetto è inizialmente frastornante, i miei sensi avevano dimenticato l’euforia che si vive nell’attesa, la vitalità che ti trasmettono migliaia di persone.

Scende lentamente il buio, il palco è incorniciato da pini alti e verdi, le prime note degli Almamegretta sono sommerse dal boato dei presenti. Raiz, come sempre, è intenso e gli Almamegretta non sembrano aver perso il loro sound (come si dice in gergo), ma una cattiva l’acustica non li sorregge. Dopo circa un’ora di pausa si presentano sul palco i Massive Attack. L’avvio è lento e a tratti indeciso (nonostante l’eccezionale “Teardrop”), ma poi la potenza della loro musica e la loro genialità musicale prende il sopravvento, supportata da effetti visivi d’eccezione. Queste in sintesi le circa quattro ore di concerto.

Poi la corsa un po’ malinconica all’indietro verso il quotidiano. Una pizza eccezionale ma mangiata in fretta, venti chilometri in scooter in un’aria fredda umida e in una Napoli sempre affascinante (dove avranno messo tutta l’immondizia?), tre ore di sonno, una colazione brigativa ma sempre di livello dal mitico “Ciro a Mergellina”, un’ora e mezza di treno ed eccomi stanco e distaccato nel mezzo di problemi e drammi che non mi appartengono.

Ma ne è valsa la pena, ne vale sempre la pena. Questa piccola e un po’ affannosa avventura mi lascia comunque parecchio. Mi rimane il vigore di un’amicizia vera che il tempo e la vita non riescono a distrarre, la ricchezza di un viaggio seppur breve e concitato, l’energia universale e taumaturgica della musica, il contatto con una città che amo.

Qualche generoso appassionato ha già messo su youtube pezzi di questo concerto al Neapolis Festival.  I video non sono perfetti ma autentici della serata. Vi propongo due dei pezzi che a me più piacciono: “Nun te scurdà” degli Almamegretta e “Safe from harm” dei Massive Attack.

La terra vista dal mare

E’ la notte del 19 giugno quando lasciamo il porto a bordo di “Kashaya” che in sanscrito significa “passione eterna“. E’ forse solo una coincidenza? La luna proietta una luce che confonde i lineamenti dei miei compagni di viaggio e altera le mie percezioni. La stanchezza di una levataccia si fa sentire e non vuole abbandonarmi. Lentamente navighiamo nel limbo tra due terre, dove l’irritazione del mare per la nostra aliena presenza si sostanzia concretamente.
Finalmente l’isola di Pal(a)marola si mostra. È sempre particolare la terra vista dal mare, ti offre un prospettiva inusuale. La bellezza dei colori che le trasparenze mi offrono ammorbidisce l’inquietudine che ancora mi appartiene, la solidità di questa roccia in mezzo al mare mi concede un possibile approdo.

Nell’acqua gelida. Uno schiaffo al cuore che batte freneticamente, sei stordito ma senti che un po’ di vita reinizia a scorrere. Questo primo bagno non sarà anch’essa una metafora consunta e scontata della mia vita e di quella di molti?

Quanti bagni nell’acqua gelida avremo ancora il coraggio di fare?

Crociera Saint John 2007, Egitto

3/11/2007 – 11/11/2007

Il sottotitolo potrebbe essere: “sette giorni di vera vita”. Nel mezzo di un inverno che già faceva intuire la sua rabbia e la sua tristezza colgo un’opportunità per lanciare il cuore oltre l’ostacolo, rimettersi in gioco, estraniarsi dalle minuzie quotidiane e dai piccoli egoismi. Il cuore è ancora malato, quasi moribondo ma l’anima si vuole risvegliare dal suo lungo sonno.

Queste sono le premesse di una breve vacanza fatta con persone che mi hanno dato molto più di quello che forse immaginavano, fatta con gente sincera e con dei veri amici. Parto per una crociera di immersioni nel Mar Rosso, a bordo di una bellissima motonave.

L’immensità del mare e il suo caldo silenzio mi rafforzano. La bellezza della vita marina è un colpo al cuore che ricomincia lentamente a battere. La stanchezza di una giornata passata sott’acqua mi rafforza, scherzare con i miei sconosciuti compagni di viaggio mi ritempra.

Un tramonto a Zabargad può dirti molte più cose di tante parole…ma chissà se siamo ancora in grado di ascoltare. Io ho ascoltato.