Stati di percezione

Un breve appunto di viaggio. Può uno stato leggermente alterato delle proprie percezioni portare un effetto benefico nel modo di vedere la realtà circostante? E se si, è eticamente e strutturalmente corretto il loro consapevole utilizzo?

Sul primo versante, non essendo un fautore di principi che si inspirano alla necessità di un’etica universale (laica o religiosa che sia), ritengo che ognuno può chiedere a se stesso, ai propri principi, se ciò si possa considerare eticamente corretto.

Qualche problema mi si solleva invece sul versante più strutturale, cioè quando la ricerca di questi stati alterati diventa voluta, quando si sente la necessità e il bisogno di percorrere questa strada.

Scrivo queste parole sul mio cellulare, proprio mentre cado lentamente in un leggero stato di percezione alterata (tranquilli … solo una birra a stomaco vuoto!). Devo dire che non riesco a fare i conti né con l’etica, né con la volontà (o bisogno) di provare tale condizione.

Credo che tutto vada ricondotto a quello che, in un dato momento, la vita ha deciso di offrirti e alle scelte che, consapevolmente o inconsapevolmente, si è deciso di compiere. Mentre scrivo, con molta difficoltà sui piccoli tasti di un cellulare, i pensieri viaggiano lontano e si perdono, si confondono, si affastellano l’uno sull’altro. E’ necessario a volte ancorarli ad un approdo sicuro, restituirli la giusta dimora.

Mi sorprendo infine a sorridere ai miei vicini di tavolo, anche se non comprendo cosa dicono, e poi anche ad una bella donna che mi passa vicino. Un messaggio sul telefonino mi rende poi ancora più allegro.

E’ forse questo lo “stato di percezione alterato” di cui abbiamo (ho) bisogno? Mi domando, può una semplice bevanda essere lo strumento che ti spinge a scrollarti di dosso anni di convenzioni sociali, blocchi, preconcetti e tutto l’inutile bagaglio di sovrastrutture che ognuno di noi porta sempre gelosamente con se?

Forse si. Ma sarà solo il lucido ricordo di questi momenti speciali a far si che questi possano divenire la nostra prassi quotidiana, che ci consentiranno un’esercizio costante. Per conto mio mi regalerò analoghi momenti quando e dove ne sentirò la necessità.

Credetemi, è sempre bello sentirsi, anche se per brevi momenti, in pace con se stessi e con voi tutti. Un abbraccio.

PS. Riletto con un po’ più di lucidità questo post mi sembra discretamente sconnesso ma voglio onorare quei momenti e quindi ve lo propongo lo stesso. Se non sarò riuscito a comunicarveli lucidamente spero mi possiate perdonare.

Le vent nous portera

E cosa dire di questo gioiello della musica contemporanea francese che è le “Le vent nous portera” dei Noir Désir datato 2001 (estratta dall’album Des Visages, Des Figures). In un clima malinconico, supportato anche dalla chitarra di Manu Chao, la canzone racconta la storia di due personaggi inseparabili, le cui memorie si tramanderanno, da cui il titolo “il vento li porterà”. Canzone bellissima e molto evocativa.

ll vento ci guiderà

non ho paura della strada
si vedrà, bisogna apprezzare
la parte oscura delle nostre emozioni
e tutto andrà bene
il vento ci porterà

il tuo messaggio all’orsa maggiore
e la traiettoria del viaggio
Un istantanea di velluto
anche se non serve a niente

Il vento la porterà via
Tutto sparirà ma
il vento ci porterà

La carezza e la mitraglia
Questa piaga che ci affligge
il palazzo degli altri giorni
di ieri e di domani

il vento li porterà

genetica in balia
dei cromosomi nell’atmosfera
taxi per le galassie
e il mio tappeto volante?

il vento lo porterà via
Tutto sparirà ma
il vento ci guiderà

questo profumo dei nostri anni morti
quello che può bussare alla tua porta
l’infinità del destino
Ne abbandoniamo uno, che cosa ci resta?

il vento porterà via tutto

mentre si alza la marea
e tutti rifanno i propri conti
io mi ritrovo al centro della mia ombra
ceneri di te

il vento le porterà
Tutto sparirà ma
il vento ci guiderà