Neapolis

Il 17 luglio 2008 mi sono concesso e dedicato un’occasione per rivivere momenti e sensazioni dell’esultanza giovanile che a tutti prendeva quando la musica che amavi si avvicinava alla tua città, quando i gruppi musicali finalmente si riaffacciavano in Italia dopo gli oscuri anni ’70. In quegli anni, a differenza di adesso in cui spazi e manifestazioni abbondano, all’Italia erano riservate poche date e pochi luoghi; a volte si prendeva un treno, si tornava ad ore improbabili, si dormiva poco e mangiava male pur di godere di buona musica dal vivo e condividerla con migliaia di altre persone.

Ormai tendo sempre meno a credere alle coincidenze e al caso, quanto piuttosto a momenti e intuizioni del nostro inconscio che legge la realtà spesso meglio della nostra mente. Erano mesi che avrei voluto rivedere un vecchio e caro amico che sta vivendo momenti familiari difficili. La scusa che si è data la mia parte razionale è stata l’occasione di un concerto a Napoli di due dei miei gruppi preferiti, i Massive Attack e gli Almamegretta, ma la ragione vera è stata stargli accanto, seppur per poco, comunicargli la mia solidarietà e il mio affetto.

Sbrigo affannosamnete le ultime urgenze lavorative, monto su un treno prenotato in fretta, afferro per i pochi attimi concessi dal treno la suggestione del golfo di Napoli, un breve tragitto in scooter e siamo in mezzo alla musica. L’effetto è inizialmente frastornante, i miei sensi avevano dimenticato l’euforia che si vive nell’attesa, la vitalità che ti trasmettono migliaia di persone.

Scende lentamente il buio, il palco è incorniciato da pini alti e verdi, le prime note degli Almamegretta sono sommerse dal boato dei presenti. Raiz, come sempre, è intenso e gli Almamegretta non sembrano aver perso il loro sound (come si dice in gergo), ma una cattiva l’acustica non li sorregge. Dopo circa un’ora di pausa si presentano sul palco i Massive Attack. L’avvio è lento e a tratti indeciso (nonostante l’eccezionale “Teardrop”), ma poi la potenza della loro musica e la loro genialità musicale prende il sopravvento, supportata da effetti visivi d’eccezione. Queste in sintesi le circa quattro ore di concerto.

Poi la corsa un po’ malinconica all’indietro verso il quotidiano. Una pizza eccezionale ma mangiata in fretta, venti chilometri in scooter in un’aria fredda umida e in una Napoli sempre affascinante (dove avranno messo tutta l’immondizia?), tre ore di sonno, una colazione brigativa ma sempre di livello dal mitico “Ciro a Mergellina”, un’ora e mezza di treno ed eccomi stanco e distaccato nel mezzo di problemi e drammi che non mi appartengono.

Ma ne è valsa la pena, ne vale sempre la pena. Questa piccola e un po’ affannosa avventura mi lascia comunque parecchio. Mi rimane il vigore di un’amicizia vera che il tempo e la vita non riescono a distrarre, la ricchezza di un viaggio seppur breve e concitato, l’energia universale e taumaturgica della musica, il contatto con una città che amo.

Qualche generoso appassionato ha già messo su youtube pezzi di questo concerto al Neapolis Festival.  I video non sono perfetti ma autentici della serata. Vi propongo due dei pezzi che a me più piacciono: “Nun te scurdà” degli Almamegretta e “Safe from harm” dei Massive Attack.

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Alegría

Vi offro e riascolto insieme voi un’altra bella canzone, calda, intensa, compassionevole, accompagnata da immagini potenti, come solo gli spettacoli del Cirque du Soleil sanno essere. E’ un omaggio a tutte le famiglie circensi itineranti del tempo in cui “la fantasia era qualcosa di “reale” e la magia faceva parte integrante della vita quotidiana delle persone“.

Non ci sentiamo tutti di aver perso quella magia che dovrebbe essere la nostra vita? Riprendiamocela quella magia che sta in ogni respiro, reclamiamo il nostro diritto a comprendere quella magia che sta in ogni sguardo, regaliamola quella magia che tutti noi abbiamo in abbondanza.

Leggerezza

Nessuno di noi vuole sentirsi superficiale, banale, effimero. Ma a volte la leggerezza aiuta a capire, a sentirsi meno scomodi, a rendere la realtà che ci circonda meno ingombrante. In questo tempo, sempre intenso, pesante, a volte indigesto, voglio farmi un regalo e farlo a tutti voi: un momento di sana leggerezza.

Fiorello è una persona speciale, che stimo perchè comunica leggerezza ma mai banalità. D’altronde anche nel libro segreto dei Samurai (vedi post su Hagakure) è menzionata questa bella frase:

Le questioni più gravi vanno trattate con leggerezza. Quelle meno gravi vanno trattate con serietà.

Diventiamo tutti Samurai!

C’è tempo

Dicono che c’è un tempo per seminare
e uno più lungo per aspettare
io dico che c’era un tempo sognato
che bisognava sognare.

Lo dice Ivano Fossati in “C’è tempo” (Lampo Viaggiatore, 2003). Un regalo da una persona speciale, anzi la più speciale che ho incontrato e con la quale ho condiviso tanto, tutto. Forse ritornerà anche per noi un tempo…..

Chicago

Erano i primi anni ’70 e quel genio della musica che è Graham Nash pubblicava “Songs for beginners”, album che conteneva la splendida “Chicago”. Risentiamola insieme con le sue parole, la sua musica, il suo messaggio. Io ero ancora troppo giovane per assaporare i sentimenti, la speranza, l’illusione di quei tempi, ma cosa darei per viverli ora!

La cura (F. Battiato, 1996)

La più bella canzone d’amore mai scritta.

Un inno alla gioia che ogni donna dovrebbe ricevere in dono almeno una volta.

…tesserò i tuoi capelli come trame di un canto. Conosco le leggi del mondo e te ne farò dono…

Go your own way

La forza di questa canzone dopo 30 anni (Album “Rumors” del 1977) è immutata. Le rare volte che mi sento in pace con il mondo mi piace urlarla a squarciagola in macchina tornando a casa. L’effetto musicale che riesco ad offrire è scarsissimo ma il brivido che mi da questa musica e l’amplificazione dei sentimenti che mi offre sono impagabili.

Le parole, semplici ed intense, sono ancora più belle a distanza di tanti anni.

Go your own way

Loving you
Isnt the right thing to do
How can I ever change things
That I feel

If I could
Maybe Id give you my world
How can i
When you wont take it from me

You can go your own way
Go your own way
You an call it
Another lonely day
You can go your own way
Go your own way

Tell me why
Everything turned around
Packing up
Shacking up is all you wanna do

If I could
Baby Id give you my world
Open up
Everythings waiting for you

You can go your own way
Go your own way
You an call it
Another lonely day
You can go your own way
Go your own way