Fuochi

Ponza, baia di Frontone, 21 giugno 2008. Dopo più di sette giorni, il ricordo di questa piccola, bella ma breve vacanza mi concede ancora frammenti di bellezza e serenità.

Il primo frammento è una sorpresa che ricevo nel momento in cui scarico il contenuto della macchina fotografica digitale sul PC. Ed è un’alba bellissima, catturata a mia insaputa dal nostro valente e mattutino skipper. Il puntino arancione sulla sinistra è probabilmente un semplice riflesso, ma a me piace pensare che questa istantanea sia riuscita a catturare l’arancione tramonto di una luna che lascia spazio ad un nuovo intenso giorno.

Il secondo frammento, meno nitido ma non meno potente, ritrae un istante dell’interminabile esplosione di luci e colori che i ponzesi dedicano al loro santo patrono, San Silverio. Alle 24 circa del giorno prima, in lontananza alcuni preliminari boati ci svegliano dal nostro sonno leggero. Inizialmente ancora con i sensi un po’ intorpiditi, ammiriamo quella narrazione delle forze della natura che sono i fuochi d’artificio. Via via che il sonno ci abbandona, alla bellezza delle immagini si aggiunge la serenità e la gioia del condividere questo lungo momento.

Non riesco a trovare una frase adeguata a misurare l’intensità che mi ha offerto rivedere queste immagini. E’ stato tutto così improvviso, vigoroso, bellissimo …. finalmente un frammento di vera vita.

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Grotte

L’acqua è fredda e difficile. Cerco di farmi largo tra le barche silenziosamente ormeggiate in una lenta gimkana. Oltrepasso la punta di questo isolotto e affronto la prima grotta.

E’ bellissima. Con un andamento ondulato si stringe lentamente verso l’interno ma conserva comunque una leggera luminosità. Via via anche questo esile chiarore si spegne, si procede annullando il senso visivo e concentrandosi solo su quello tattile. Anche il cielo della grotta si restringe e dispongo solo di pochi centimetri per respirare. Continuo lentamente fin dove possibile verso l’interno, in un buio completo e definito. Ruoto lentamente su me stesso, invertendo la direzione, e lo spettacolo della luce mi appare. Ciò che andando avanti non riuscivo a vedere era la bellezza di quello che mi lasciavo indietro ma che solo inoltrandomi nell’oscurità ho potuto apprezzare: lampi di luci sottomarine, riflessi ondeggianti e in fondo il turchese del mondo.

Un’altra grotta, più difficile. Si presenta come una piccola ferita scura nella roccia e mi attrae proprio perchè all’apparenza insignificante. Il percorso è ancora più angusto e claustrofobico, cerco di infilare il mio corpo in quei pertugi stretti e bui. Mi governa però l’impulso di continuare, come se pensassi di averla scoperta io quella grotta, come se finalmente il percorso mi fosse rivelato. Continuo in spazi sempre più angusti e opprimenti, resi ancora meno agevoli da una costante risacca. Penso che dovrei sentirmi a disagio, in pericolo, ma non sono queste le sensazioni che provo. Aspetto un premio per il mio coraggio, un compenso per la strada intrapresa.

Il premio e il compenso hanno la forma di una sfera di luce smeraldo che splende in lontananza, l’uscita. La luce è tremolante, intensa, ipnotica ma concede calma e serenità: un’uscita esiste, la salvezza è alla mia portata, non bisogna necessariamente tornare indietro e ci si salva anche dall’ignoto. Mi regalo ancora qualche lungo minuto in quello spazio angusto per imprimermi negli occhi quei colori, quel movimento, quei rumori.

Nuotando sulla strada del ritorno due gabbiani, appoggiati sul bordo di una roccia, mi salutano rumorosamente. Nuotando rivivo quelle sensazioni nelle grotte e comprendo come, seppur magnifiche, erano incomplete. Quello che ho visto lo posso raccontare, quello che ho provato lo posso scrivere, la bellezza di quella luce smeraldo la posso disegnare, ma quei momenti non li posso condividere pienamente.

Con quante persone avrei voluto con me in quella grotta. Sono tante, non finiscono più. Condividere è un modo per vivere, è un pezzo di vita, è un dono che offriamo a noi stessi e agli altri.

Crociera Saint John 2007, Egitto

3/11/2007 – 11/11/2007

Il sottotitolo potrebbe essere: “sette giorni di vera vita”. Nel mezzo di un inverno che già faceva intuire la sua rabbia e la sua tristezza colgo un’opportunità per lanciare il cuore oltre l’ostacolo, rimettersi in gioco, estraniarsi dalle minuzie quotidiane e dai piccoli egoismi. Il cuore è ancora malato, quasi moribondo ma l’anima si vuole risvegliare dal suo lungo sonno.

Queste sono le premesse di una breve vacanza fatta con persone che mi hanno dato molto più di quello che forse immaginavano, fatta con gente sincera e con dei veri amici. Parto per una crociera di immersioni nel Mar Rosso, a bordo di una bellissima motonave.

L’immensità del mare e il suo caldo silenzio mi rafforzano. La bellezza della vita marina è un colpo al cuore che ricomincia lentamente a battere. La stanchezza di una giornata passata sott’acqua mi rafforza, scherzare con i miei sconosciuti compagni di viaggio mi ritempra.

Un tramonto a Zabargad può dirti molte più cose di tante parole…ma chissà se siamo ancora in grado di ascoltare. Io ho ascoltato.