Firmino

Un piccolo topolino, tredicesimo di una nidiata nata in una libreria di Boston, che si nutre di libri perchè non riesce a raggiungere le mammelle di una madre troppo distratta ed egoista. Poi si accorge della bellezza dei libri e comincia a leggerli. Si costruisce quindi un mondo tutto suo, in cui interpreta la realtà che lo circonda, anche se non sempre correttamente.

Ne nasce una storia leggera, delicata, ma anche profonda che rispecchia i tanti noi stessi nei vari momenti della nostra vita. A volte capiamo la realtà che ci circonda, le ragioni e i comportamenti dei nostri cari, a volte siamo invece spaesati e cerchiamo di spiegarci ciò che non comprendiamo appieno. Così è Firmino, un ratto come lui stesso di definisce senza capire bene l’accezione negativa che gli umani danno a questo termine, che vive un’esistenza marginale e isolata, ma senza essere condita da recriminazioni, angosce, patemi.

Può essere l’esistenza di tanti noi o almeno la percezione momentanea delle esclusioni, degli abbandoni, degli isolamenti che almeno una volta tutti abbiamo vissuto. E’ facile quindi a tratti immedesimarci, con una punta di malinconia, nel girovagare sconclusionato di questo ratto, nel suo bisogno d’amore, nel desiderio che il mondo si accorga di lui.

Firmino trova infine conforto nella compagnia di uno scrittore/barbone, anche lui consunto da un’esistenza marginale, ma che sa dargli quel calore e quell’affetto che ha sempre cercato. Il finale è poi struggente e malinconico.

Forse, come da più parti è riportato, questo libro è un’intelligente operazione di marketing e l’autore è stato decisamente sopravvalutato. Ma è anche una piccola fiaba sull’esistenza umana e, come in tutte le favole, è bello trattenere per noi quella punta di verità che ci possiamo sempre trovare.

Amicizia

Scrivere di se, della propria vita, delle emozioni che viviamo è un esercizio catartico, di purificazione. Costringe a imprimere sensazioni e idee che altrimenti, spesso, si perderebbero nel flusso caotico del proprio quotidiano. Per me scrivere su un blog è stata una rivelazione e (forse) un percorso.

Oggi sento dominante la parola “amicizia” e il ruolo che gli amici rivestono in questo momento particolare. Tutti siamo persone speciali per qualcuno, ma mi sento anche dire di averne molte di persone speciali accanto, forse più di altri. Forse perchè le ho curate, protette, accompagnate ma anche perchè mi sono fatto curare, proteggere, accompagnare da loro.

Scopro poi una cosa che non sapevo (amicizia su wikipedia): nella parola “amico” c’è la radice del verbo latino amare (amo, as, amavi, amatum, amare). Banale? Forse si, ma se non avessi mai scritto, cercato, pensato non l’avrei forse mai scoperto e capito. Le cose hanno sempre importanza per come si vivono e questa è stata una una piccola catarsi mattutina.