Il fiore di Angela

Ho avuto la fortuna e l’opportunità di visitare un paese magico e spirituale come lo Sri Lanka, portando con me la voce e lo sguardo di Angela sempre nel cuore. L’ho ritrovata in ogni albero, in ogni tempio, in ogni sorriso e il suo viso mi ha teneramente e dolcemente accompagnato lungo la strada.
Ma per esserle più vicino e più vicino a tutti voi che nello stesso momento la ricordavate con affetto e amore, ho voluto pregare per lei in un tempio e  qui, come tutte le altre persone in preghiera, donarle un fiore. Il fiore di Angela l’ho posato lì tra tanti altri, donati da uomini e donne che credono nello spirito dell’uomo. Angela respirava lo spirito dell’uomo, riuscendo a trasformarlo in divino.

Il fiore di Angela

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Mio fratello

Mio fratello è, secondo il punto di vista di noi “normali”, un ragazzo sfortunato, ingiustamente punito da una sanità sempre troppo distratta. Negli anni ‘60, con la ruvidità che caratterizzava quel tempo, sarebbe stato definito un ritardato, un subnormale; oggi, anche se con qualche vena di sottile ipocrisia, le persone come lui sono chiamate “diversamente abili”.

Ma non è di come la società affronta questi temi su cui voglio riflettere, quanto piuttosto di come io abbia vissuto il mio rapporto con lui. È un argomento difficile da affrontare in poche righe, è un tema doloroso che ti mette a nudo, è anche qualcosa che può essere facilmente equivocato perché coinvolge sentimenti, affetti, convenzioni sociali, educazione, valori.

Ma voglio provarci lo stesso, anche perché insieme abbiamo vissuto un’esperienza per me intensa, nuova e appagante.

Nel periodo di vita familiare il mio rapporto con lui è stato conflittuale, un po’ perché specchio del naturale conflitto con i genitori, un po’ perché io, figlio normale, ho subito la sua spesso ingombrante presenza e in più anche l’incomprensione dei miei genitori. Ma soprattutto, lo voglio dire senza difese e ipocrisie, perché mi era difficile accettarlo.

Con il tempo questo conflitto si è via via ridotto, ma non è mai scomparso del tutto.

In quest’anno di grandi trasformazioni e riflessioni ho sentito il bisogno di ricostruire qualcosa che ho sempre iniziato, mai terminato e spesso demolito. Ci siamo allora concessi una breve vacanza insieme, solo noi due, sufficientemente lontano da casa, ma soprattutto lontano dalle sue abitudini, dai suoi ruoli, dalle sue piccole manie; ed io lontano dalle mie paure, dai miei pregiudizi, dalle mie viltà.

Un primo risultato l’ho ottenuto vincendo la sua iniziale e legittima diffidenza. Poi questa esperienza insieme è trascorsa via leggera, senza conflitti e con momenti di grande intimità. Forse anche perchè, per la prima volta, sono riuscito a “vederlo” come persona e non solo come fratello, come una risorsa e non come un limite, a riconoscere le sue esigenze molto simili alle mie, a comprendere le sue frustrazioni.

Ho poi trovato la gioia nella sua felicità, ho riconosciuto l’allegria nelle sue risate, ho goduto della sua tranquillità nel rapportarsi insieme a me al mondo, mi sono commosso per i suoi abbracci spontanei e riconoscenti. Anche adesso, ripensandoci e scrivendo, una lacrima di gioia mi fa un’immensa compagnia.

Abbiamo fatto cose insieme, nuotato, mangiato, dormito, ma anche respirato e vissuto insieme per giorni, come mai era accaduto prima. Ma la gioia più grande, ancora con la sua splendida e invidiabile innocenza, me l’ha data chiedendomi: “Quand’è che ci ritorniamo?”. Che soddisfazione!

Credo che anche lui sia soddisfatto di questi giorni passati insieme e che sia felice, almeno quanto me, di aver vissuto un breve frammento di vita con un nuovo amico.

Ora mio fratello sta dormendo sereno, dopo un’altra intensa giornata in cui non ci siamo risparmiati niente. Ti abbraccio fratellone mio, forse il mio smarrimento sta passando e quello che sei stato capace di darmi in questi giorni mi aiuterà finalmente a ritrovarti.

Svegliami dentro

La splendida voce di Amy Lee degli Evanescence, sull’onda di una musica accattivante e intensa, intona delle parole vigorose, che aggiungono forza e profondità a questa canzone, scritta con la struttura di una poesia.

Spesso, molto spesso, sento i miei sentimenti addormentati, la mia anima assente. Come molti, in quei momenti, avrei bisogno di qualcuno che venga ad alitare un po’ di vita e di amore dentro questi vuoti. Senza volerci troppo ricamare sopra la voglio proporre, a chi non la conoscesse già, sperando che ne possa trarre le mie stesse emozioni.

Vi offro anche parole e traduzione in italiano di questa splendida canzone.

How can you see into my eyes like open doors
Leading you down into my core where I’ve become so numb?
Without a soul my spirit’s sleeping somewhere cold
until you find it there and lead it back home.
(Wake me up)
Wake me up inside
(I can’t wake up)
Wake me up inside.
(Save me)
Call my name and save me from the dark.
(Wake me up)
Bid my blood to run.
(I can’t wake up)
Before I come undone.
(Save me)
Save me from the nothing I’ve become
Now that I know what I’m without
you can’t just leave me.
Breathe into me and make me real
Bring me to life.
[Chorus]
(Bring me to life)
I’ve been living a lie, there’s nothing inside.
(Bring me to life)
Frozen inside without your touch,
without your love, darling.
Only you are the life among the dead.
All of this sight, I can’t believe, I couldn’t see
Kept in the dark, but you were there in front of me
I’ve been sleeping a 1000 years it seems.
I’ve got to open my eyes to everything.
Without a thought, without a voice, without a soul
Don’t let me die here
There must be something wrong.
Bring me to life.
[Chorus]
Bring me to life.
I’ve been living a lie, there’s nothing inside.
Bring me to life
Come fai a vedere nei miei occhi come se fossero porte aperte
Arrivando nelle profondità del mio corpo dove sono addormentata?
Senza un’anima il mio spirito dormirà in un luogo freddo
Fino a che non troverai la mia anima e la riporterai a casa
(Svegliami)
Svegliami dentro
(Non riesco a svegliarmi)
Svegliami dentro
(Salvami)
Dì il mio nome e salvami dalle tenebre
(Svegliami)
Ordina al mio sangue di scorrere
(Non riesco a svegliarmi)
Prima che io muoia
(Salvami)
Salvami dal nulla che sono diventata
Ora che so di che cosa sono sprovvista
Non puoi lasciarmi
Respira in me e rendimi vera
Riportami in vita
[Chorus]
(Riportami in vita)
Ho vissuto nella falsità, non c’era nulla dentro
(Riportami in vita)
Sono ghiacciata dentro senza il tuo tocco,
senza il tuo amore, caro
Solo tu sei la vita in mezzo alla morte
Per tutto questo tempo non ci ho potuto credere, non riuscivo a vedere
Chiusa nell’oscurità ma tu eri lì di fronte a me
Mi sembra di aver dormito mille anni
Devo aprire i miei occhi di fronte a tutto
Senza un pensiero, senza una voce, senza un’anima
Non lasciarmi morire qui
Ci deve essere qualcos’altro da fare
Riportami in vita
[Chorus]
(Riportami in vita)
Ho vissuto nella falsità, non c’era nulla dentro
(Riportami in vita)

Firmino

Un piccolo topolino, tredicesimo di una nidiata nata in una libreria di Boston, che si nutre di libri perchè non riesce a raggiungere le mammelle di una madre troppo distratta ed egoista. Poi si accorge della bellezza dei libri e comincia a leggerli. Si costruisce quindi un mondo tutto suo, in cui interpreta la realtà che lo circonda, anche se non sempre correttamente.

Ne nasce una storia leggera, delicata, ma anche profonda che rispecchia i tanti noi stessi nei vari momenti della nostra vita. A volte capiamo la realtà che ci circonda, le ragioni e i comportamenti dei nostri cari, a volte siamo invece spaesati e cerchiamo di spiegarci ciò che non comprendiamo appieno. Così è Firmino, un ratto come lui stesso di definisce senza capire bene l’accezione negativa che gli umani danno a questo termine, che vive un’esistenza marginale e isolata, ma senza essere condita da recriminazioni, angosce, patemi.

Può essere l’esistenza di tanti noi o almeno la percezione momentanea delle esclusioni, degli abbandoni, degli isolamenti che almeno una volta tutti abbiamo vissuto. E’ facile quindi a tratti immedesimarci, con una punta di malinconia, nel girovagare sconclusionato di questo ratto, nel suo bisogno d’amore, nel desiderio che il mondo si accorga di lui.

Firmino trova infine conforto nella compagnia di uno scrittore/barbone, anche lui consunto da un’esistenza marginale, ma che sa dargli quel calore e quell’affetto che ha sempre cercato. Il finale è poi struggente e malinconico.

Forse, come da più parti è riportato, questo libro è un’intelligente operazione di marketing e l’autore è stato decisamente sopravvalutato. Ma è anche una piccola fiaba sull’esistenza umana e, come in tutte le favole, è bello trattenere per noi quella punta di verità che ci possiamo sempre trovare.

Aphiemi e Hilaskomai (perdono)

Oggi mi sento di voler affrontare un argomento più complesso, difficile, ma molto intimo e personale per come lo sto vivendo, lungo questo, spero solo per ora, piccolo e stretto sentiero che ho intrapreso. Lo spunto iniziale me lo offre sempre wikipedia (vedi), dove trovo che nel Nuovo Testamento il concetto di perdono è indicato da due parole greche con significati particolari:

  • la prima è aphiemi che in greco profano è usato per indicare il mettere in libertà una persona o una cosa, sciogliere, abbandonare, permettere, concedere, rinunciare, condonare, lasciare andare etc.
  • La seconda parola greca è hilaskomai che ha valore di espiare, conciliare se stessi, placare il Dio irato, rendere benevolo, e misericordioso.

Mi colpisce come nella comune accezione di perdono di rado si è portati a fare sintesi di entrambi i significati espressi dalle due parole greche. Eppure l’atto del perdono, che è si un dono che facciamo ad altri liberandoli dai nostri rancori, dalle nostre rabbie, dal nostro disprezzo, è anche un grande regalo che offriamo a noi stessi, soprattutto per riconciliarci con quello che siamo e siamo stati. Dopo il perdono si è necessariamente diversi, più leggeri e meno ingombranti per gli altri.
A quante persone dovremmo chiedere perdono, quante volte dovremmo chiedere perdono a noi stessi, quante volte alla vita per averla maltrattata? Io lo voglio.

Perdono

Chiedo per la prima volta perdono a te madre mia per le mie distanze, le mie assenze, le mie privazioni, ma la mia anima era ancora troppo simile alla tua. Vedrai, riuscirò a rincollare i tuoi pezzi con un lungo e tenero abbraccio.
Chiedo indulgenza anche a te padre mio, ti ho rincorso per tanto tempo, volevo appartenerti ma non ero consapevole che era di questo che avevo bisogno. Troppo tardi ti ho cantato il mio rispetto e la mia gratitudine.
Chiedo comprensione a te moglie mia per quello che non siamo stati, per quello che io volevo tu fossi, per quello che forse riusciremo ad essere. Perdonami, ma troppe volte il mio sguardo si è diretto oltre il tuo cuore.
Chiedo mille volte perdono a te fratello mio per la mia insulsa vergogna, per il mio puerile biasimo, per la mia insignificante superbia. Scusami ancora, ma tante volte mi sono smarrito senza ritrovarti. Ora ho preso la strada che tra poco mi porterà a te.
Chiedo invece clemenza a te amico mio per le distrazioni che ti hanno ferito, per le mancanze che ti hanno afflitto, gli abbandoni che ti hanno tormentato.
Chiedo perdono a te amica mia per i miei sbandamenti, le mie ritirate, le mie esitazioni, tu c’eri ma io non ti vedevo.
Chiedo perdono di nuovo a te amica mia per non averti detto grazie una volta in più per la speranza che mi hai donato e di cui mi sono avidamente cibato.
Ed infine chiedo perdono per me e voglio concedermi la clemenza senza la quale non potrò di nuovo ricongiungermi con tutti i vostri respiri.

Amicizia

Scrivere di se, della propria vita, delle emozioni che viviamo è un esercizio catartico, di purificazione. Costringe a imprimere sensazioni e idee che altrimenti, spesso, si perderebbero nel flusso caotico del proprio quotidiano. Per me scrivere su un blog è stata una rivelazione e (forse) un percorso.

Oggi sento dominante la parola “amicizia” e il ruolo che gli amici rivestono in questo momento particolare. Tutti siamo persone speciali per qualcuno, ma mi sento anche dire di averne molte di persone speciali accanto, forse più di altri. Forse perchè le ho curate, protette, accompagnate ma anche perchè mi sono fatto curare, proteggere, accompagnare da loro.

Scopro poi una cosa che non sapevo (amicizia su wikipedia): nella parola “amico” c’è la radice del verbo latino amare (amo, as, amavi, amatum, amare). Banale? Forse si, ma se non avessi mai scritto, cercato, pensato non l’avrei forse mai scoperto e capito. Le cose hanno sempre importanza per come si vivono e questa è stata una una piccola catarsi mattutina.

C’è tempo

Dicono che c’è un tempo per seminare
e uno più lungo per aspettare
io dico che c’era un tempo sognato
che bisognava sognare.

Lo dice Ivano Fossati in “C’è tempo” (Lampo Viaggiatore, 2003). Un regalo da una persona speciale, anzi la più speciale che ho incontrato e con la quale ho condiviso tanto, tutto. Forse ritornerà anche per noi un tempo…..