Il fiore di Angela

Ho avuto la fortuna e l’opportunità di visitare un paese magico e spirituale come lo Sri Lanka, portando con me la voce e lo sguardo di Angela sempre nel cuore. L’ho ritrovata in ogni albero, in ogni tempio, in ogni sorriso e il suo viso mi ha teneramente e dolcemente accompagnato lungo la strada.
Ma per esserle più vicino e più vicino a tutti voi che nello stesso momento la ricordavate con affetto e amore, ho voluto pregare per lei in un tempio e  qui, come tutte le altre persone in preghiera, donarle un fiore. Il fiore di Angela l’ho posato lì tra tanti altri, donati da uomini e donne che credono nello spirito dell’uomo. Angela respirava lo spirito dell’uomo, riuscendo a trasformarlo in divino.

Il fiore di Angela

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Life must go on in Gaza and Sderot

Questo è un blog per il dialogo, per la pace, per la verità (vi prego di leggerlo).

E’ un blog scritto da due amici (hopeman e peaceman) che vivono nelle zone martoriate di Gaza e Israele, in due luoghi distanti pochi chilometri ma inesorabilmente divisi dal nulla della guerra, dell’ingiustizia, della malvagità, dei massacri.

Eppure parlano, dialogano, inviano faticosi messaggi di speranza. Tutto nonostante quello che sta accadendo e che le immagini documentano con agghiacciante realismo (vedi).

Un prezioso insegnamento per tutti noi.

bandiera_pace

A.

Un’assenza strana, lunga, per me ancora incomprensibile. Forse un vuoto improvviso, una paura a ritornare in contatto con le proprie emozioni, con la parte più vera di se. Ma così è stato e non c’è necessità di dare e darsi troppe spiegazioni. Momenti del genere fanno parte di noi, rappresentano i nostri confini, i nostri lati oscuri.

Ritorno dopo un week-end speciale, in un posto speciale, con persone speciali.  Una sferzata all’anima per cancellare e spostare in avanti qualche confine. Un incontro voluto con forza da chi capisce la vitalità dei rapporti umani, la rilevanza di uno sguardo, la forza della conoscenza del nuovo, la nobiltà degli altri. Ci siamo trovati in tanti, quasi tutti ancora inesplorati.

Tutti abbiamo goduto della presenza reciproca, delle nostre storie, dei nostri racconti, del calore della novità. Ma soprattutto tutti abbiamo gioito insieme ad un piccolo e tenero angelo che ci ha coccolati con la sua dolcezza, che ci ha accolto con generosità, che ci ha riconosciuto per quello che siamo.

Un angelo dalla natura umana che, come quelli de “Il cielo sopra Berlino”, sente e soffre le pene di questo mondo ostile, ma fortunamente ancora ricco di opportunità. Ho avuto il privilegio di incrociare A. nel percorso della mia vita recente e ne ho tratto insegnamenti preziosi, scelte decisive, angolazioni non considerate, calore.

Ora, in questo momento, lampi di felicità stanno di nuovo attraversando la mia vita, fresche energie mi stanno ricaricando dopo un periodo sereno ma forse vuoto. Cara A. lascia che possa regalarti un po’ di questa felicità, che possa darti in dono una parte di questo amore, a te che non ce ne hai mai risparmiato. Forse è poca cosa ma portalo con te nei momenti bui, te lo dono con affetto e sincerità.

Ieri eri davanti a me mentre ci coinvolgevi tutti con il tuo racconto, il momento mi ha colpito, il messaggio della tua prosa lo porto ancora dentro di me. Non posseggo la forza delle tue parole per ricambiare il tuo regalo e allora userò quelle di qualcun’altro e soprattutto la sua musica, che forse vale più di mille parole.




Neapolis

Il 17 luglio 2008 mi sono concesso e dedicato un’occasione per rivivere momenti e sensazioni dell’esultanza giovanile che a tutti prendeva quando la musica che amavi si avvicinava alla tua città, quando i gruppi musicali finalmente si riaffacciavano in Italia dopo gli oscuri anni ’70. In quegli anni, a differenza di adesso in cui spazi e manifestazioni abbondano, all’Italia erano riservate poche date e pochi luoghi; a volte si prendeva un treno, si tornava ad ore improbabili, si dormiva poco e mangiava male pur di godere di buona musica dal vivo e condividerla con migliaia di altre persone.

Ormai tendo sempre meno a credere alle coincidenze e al caso, quanto piuttosto a momenti e intuizioni del nostro inconscio che legge la realtà spesso meglio della nostra mente. Erano mesi che avrei voluto rivedere un vecchio e caro amico che sta vivendo momenti familiari difficili. La scusa che si è data la mia parte razionale è stata l’occasione di un concerto a Napoli di due dei miei gruppi preferiti, i Massive Attack e gli Almamegretta, ma la ragione vera è stata stargli accanto, seppur per poco, comunicargli la mia solidarietà e il mio affetto.

Sbrigo affannosamnete le ultime urgenze lavorative, monto su un treno prenotato in fretta, afferro per i pochi attimi concessi dal treno la suggestione del golfo di Napoli, un breve tragitto in scooter e siamo in mezzo alla musica. L’effetto è inizialmente frastornante, i miei sensi avevano dimenticato l’euforia che si vive nell’attesa, la vitalità che ti trasmettono migliaia di persone.

Scende lentamente il buio, il palco è incorniciato da pini alti e verdi, le prime note degli Almamegretta sono sommerse dal boato dei presenti. Raiz, come sempre, è intenso e gli Almamegretta non sembrano aver perso il loro sound (come si dice in gergo), ma una cattiva l’acustica non li sorregge. Dopo circa un’ora di pausa si presentano sul palco i Massive Attack. L’avvio è lento e a tratti indeciso (nonostante l’eccezionale “Teardrop”), ma poi la potenza della loro musica e la loro genialità musicale prende il sopravvento, supportata da effetti visivi d’eccezione. Queste in sintesi le circa quattro ore di concerto.

Poi la corsa un po’ malinconica all’indietro verso il quotidiano. Una pizza eccezionale ma mangiata in fretta, venti chilometri in scooter in un’aria fredda umida e in una Napoli sempre affascinante (dove avranno messo tutta l’immondizia?), tre ore di sonno, una colazione brigativa ma sempre di livello dal mitico “Ciro a Mergellina”, un’ora e mezza di treno ed eccomi stanco e distaccato nel mezzo di problemi e drammi che non mi appartengono.

Ma ne è valsa la pena, ne vale sempre la pena. Questa piccola e un po’ affannosa avventura mi lascia comunque parecchio. Mi rimane il vigore di un’amicizia vera che il tempo e la vita non riescono a distrarre, la ricchezza di un viaggio seppur breve e concitato, l’energia universale e taumaturgica della musica, il contatto con una città che amo.

Qualche generoso appassionato ha già messo su youtube pezzi di questo concerto al Neapolis Festival.  I video non sono perfetti ma autentici della serata. Vi propongo due dei pezzi che a me più piacciono: “Nun te scurdà” degli Almamegretta e “Safe from harm” dei Massive Attack.

Grazie

La mia avventura su questo blog ha origini che sinceramente ancora non ho compreso appieno. Potrei darne una spiegazione forse un po’ teatrale, tipo “…tutto ebbe inizio in un giorno di pioggia, un giorno scuro e buio, come la mia anima di allora. E’ però proprio in quei momenti che, all’improvviso, capisci che forse qualcosa puoi fare per squarciare quel buio….”. Si, decisamente teatrale. Ma con qualche condimento in meno, è andata proprio così.

E ora, alle 23.45 di una sera come tante, riapro questo blog e vedo un numero: “1.024 bolle“. Devo però dire che quella ventina di post che ho scritto nei 18 giorni di vita di questo blog li avevo scritti prevalentemente per me, per fissare in un luogo (fisico o virtuale non so) alcuni pensieri, emozioni, sensazioni e riflessioni. Col passare dei giorni ho però sentito il bisogno di condividere questi scritti con le persone a me più care: e che soddisfazione!

Per un blog che si chiama Millebolle aver superato quota 1.000 rappresenta indubitabilmente una pietra miliare.

Le bolle che conto sono come quelle che si possono vedere alzando la testa verso l’alto durante un’immersione, quando la bellezza del mare visto dalle sue profondità ti rende più sereno e in pace con il mondo. Sono le bolle che ti appartengono ma che rilasci libere nel mare, le bolle che ti hanno permesso di rimanere li a godere di momenti di marina felicità, le bolle che presto rincontrerai.

Le bolle importanti di questo blog siete voi amici miei che avete avuto la curiosità e la pazienza di leggere quello che sento e penso. Grazie a tutti, sinceramente.

Ad un amico scomparso

Rimango sempre sorpreso di come le connessioni di pensieri ed emozioni, nei rari momenti in cui riusciamo liberamente ad esercitarli, riescano a percorre strade insospettate e imprevedibili.

Ieri, in uno di quei rari momenti, il mio cuore è arrivato a te amico mio, intensamente. Ho allora ripercorso le immagini ancora vive di quel piccolo lungo cammino che la vita ci ha concesso di trascorrere insieme. Ricordo ancora intensamente il tuo allegro umorismo, il gusto profondo e cristiano per la vita, l’ironia profonda e mai banale che sei riuscito sempre a comunicare e che ti ha fatto amare da molti, se non da tutti.

Ricordo i feroci scherzi che riuscivi a progettare e realizzare, da solo o con la mia collaborazione, ma che non ti hanno mai regalato rancore ma sempre allegria e felicità, anche dalle tue “vittime”. Ricordo anche come tutto questo sia stato uno dei motori dell’unione che ha segnato il nostro tempo di lavoro. Percepisco anche, purtroppo con tristezza, il vuoto che ci hai lasciato. Io questo vuoto l’ho sentito fin nel fondo della mia anima, mi sono sentito subito più povero, ho capito che un pezzo di vita se ne era andato con te.

Sono andato subito a rileggere l’omaggio che i tuoi amici, con gratitudine sincera, hanno voluto dedicare alla tua intelligenza emotiva e alla tua bellezza; come sempre un sorriso profondo mi ha allietato, anche se condito da una piccola lacrima. Voglio infine dedicarti in particolare l’ultima strofa della canzone con cui Francesco Guccini apre sempre tutti i suoi concerti (In morte di S.F., Folk Beat n. 1, 1967). E’ così che ti ricordo, è così che tutti ti devono ricordare.

Voglio però ricordarti com’eri, pensare che ancora vivi,
voglio pensare che ancora mi ascolti e che come allora sorridi e che come allora sorridi…

Amicizia

Scrivere di se, della propria vita, delle emozioni che viviamo è un esercizio catartico, di purificazione. Costringe a imprimere sensazioni e idee che altrimenti, spesso, si perderebbero nel flusso caotico del proprio quotidiano. Per me scrivere su un blog è stata una rivelazione e (forse) un percorso.

Oggi sento dominante la parola “amicizia” e il ruolo che gli amici rivestono in questo momento particolare. Tutti siamo persone speciali per qualcuno, ma mi sento anche dire di averne molte di persone speciali accanto, forse più di altri. Forse perchè le ho curate, protette, accompagnate ma anche perchè mi sono fatto curare, proteggere, accompagnare da loro.

Scopro poi una cosa che non sapevo (amicizia su wikipedia): nella parola “amico” c’è la radice del verbo latino amare (amo, as, amavi, amatum, amare). Banale? Forse si, ma se non avessi mai scritto, cercato, pensato non l’avrei forse mai scoperto e capito. Le cose hanno sempre importanza per come si vivono e questa è stata una una piccola catarsi mattutina.