Un milione di persone

Ieri, sabato 20 marzo 2010, in Piazza San Giovanni a Roma si è svolta la manifestazione del PDL a sostegno del Signor B., del governo e dei candidati alle prossime elezioni regionali. Le cifre sulla reale partecipazione a questa manifestazione sono, come sempre, terreno di scontro tra gli organizzatori e le stime della questura. La doccia fredda della questura (150.000 persone) ha fatto si che le dichiarazioni degli organizzatori pian pianino andassero ridimensionandosi:

  • Un milione di persone (Denis Verdini, coordinatore della manifestazione)

  • “Quando la piazza è strapiena, il numero dei presenti è molto più vicino alla cifra affermata dall’onorevole Verdini che a quella indicata dalla Questura” (Fabrizio Cicchitto, PDL)

  • “In sette giorni, centinaia di migliaia di persone in periodo di campagna elettorale, solo noi potevamo riuscire a portarle in piazza” (Ignazio La Russa, Ministro della Difesa)

  • “Anche se fossero state “solo” 300 mila persone, valevano doppio” (Andrea Ronchi, PDL)

  • “Non mi aspettavo venisse così tanta gente” (Signor B.)

A sx concerto dell 1° maggio 2009, a dx manifestazione del PDL del 20 marzo 2010 (Fonte: L'Espresso)

Giudicate voi dal confronto fotografico. Come diceva un pazzo assassino settant’anni fa: “Ripetete una bugia cento, mille, un milione di volte e diventerà una verità”.

Il capo del governo

Sulla rete circola da qualche settimana uno scritto di Elsa Morante che mi sembra veramente interessante. Lo propongo a chi non avesse ancora avuto modo di leggerlo.

Il capo del Governo si macchiò ripetutamente durante la sua carriera di delitti che, al cospetto di un popolo onesto, gli avrebbero meritato la condanna, la vergogna e la privazione di ogni autorità di governo. Perché il popolo tollerò e addirittura applaudì questi crimini? Una parte per insensibilità morale, una parte per astuzia, una parte per interesse e tornaconto personale. La maggioranza si rendeva naturalmente conto delle sue attività criminali, ma preferiva dare il suo voto al forte piuttosto che al giusto. Purtroppo il popolo italiano, se deve scegliere tra il dovere e il tornaconto, pur conoscendo quale sarebbe il suo dovere, sceglie sempre il tornaconto.
Così un uomo mediocre, grossolano, di eloquenza volgare ma di facile effetto, è un perfetto esemplare dei suoi contemporanei. Presso un popolo onesto, sarebbe stato tutt’al più il leader di un partito di modesto seguito, un personaggio un po’ ridicolo per le sue maniere, i suoi atteggiamenti, le sue manie di grandezza, offensivo per il buon senso della gente a causa del suo stile enfatico e impudico.
In Italia è diventato il capo del governo. Ed è difficile trovare un più completo esempio italiano. Ammiratore della forza, venale, corruttibile e corrotto, cattolico senza credere in Dio, presuntuoso, vanitoso, fintamente bonario, buon padre di famiglia, ma con numerose amanti; si serve di coloro che disprezza, si circonda di disonesti, di bugiardi, di inetti, di profittatori; mimo abile, e tale da fare effetto su un pubblico volgare, ma, come ogni mimo, senza un proprio carattere, si immagina sempre di essere il personaggio che vuole rappresentare.

Pensate di sapere a quale personaggio si riferisce Elsa Morante in questo scritto? No? Questo scritto risale al 1945 e il personaggio in questione è Benito Mussolini. Non trovate che sia adatti straordinariamente bene anche ad un nostro contemporaneo?

Update:
Gli italiani sono irrimediabilmente fatti per la dittatura. Ennio Flaiano

Scusi Presidente, ma io non ho capito

Signor Presidente,
scusi ma io non ho veramente capito le ragioni che l’hanno spinta ad apporre la sua firma su un simile decreto, a certificare con la sua autorevolezza che le regole sono carta straccia se vanno a danno di una precisa parte politica, ad avallare l’arroganza e l’impudenza di un gruppo politico che si è fatto beffa del popolo italiano tutto e a cui avrebbe dovuto almeno chiedere scusa per la cialtroneria e la sciattezza con cui è caduto in errore. Le dichiarazioni del centro-destra che ho ascoltato in questi giorni fanno rabbrividire.

Polluce e le bandiere del Quirinale

Signor Presidente,
gli errori purtroppo si pagano, soprattutto se chi ha sbagliato è la stessa persona che le regole le ha scritte. Noi modesti cittadini, lontani dalle ovattate stanze del potere, lo sappiamo bene quando dobbiamo far fronte ad una burocrazia ed un malgoverno della cosa pubblica che quotidianamente ci sottrae tempo, dignità, orgoglio e speranza.

Signor Presidente,
Lei ricorda come nel 2005 tuonarono sulle pagine dei giornali rappresentanti del centro-destra (ricordo ad esempio Gasparri, Giovanardi, La Russa, Tajani, Storace e spero di non aver dimenticato nessuno……) sul rispetto delle regole quando, con molti sporchi artifizi come la pirateria informatica, fu esclusa e poi riammessa la lista “Alternativa Sociale” di Alessandra Mussolini? Perchè in quella occasione il centro-destra, a difesa della democrazia e del diritto di espressione dei cittadini, non ha promosso un “decreto interpretativo” per consentire di partecipare anche alla Mussolini? Semplicemente perchè la lista della Mussolini avrebbe sottratto voti al centro-destra (come poi effettivamente è stato) e quindi non era certo nel loro interesse. Anche in Molise successe qualcosa di analogo …..

Signor Presidente,
io sono stufo di sentirmi sempre indignato, stufo di vivere in un paese nel quale vengono continuamente violate le basilari regole del vivere civile, stufo di vergognarmi di essere italiano, stufo di essere deriso sui giornali esteri, stufo di essere sempre agli ultimi posti delle graduatorie internazionali, stufo di vivere in un paese che non ha memoria e che non ama la verità.

Signor Presidente,
mi dispiace dirlo ma io non ho proprio compreso il Suo gesto. Ho capito però che, lentamente ma inesorabilmente, questa classe politica che ci governa ci sottrae ogni giorno qualcosa, ogni giorno sottrae qualcosa anche a Lei, ogni giorno sta sottraendo qualcosa ai nostri figli. Purtroppo, e lo dico con profondo dolore, di questo Lei è stato complice.

La geografia dei diritti

Questa volta i molti giorni di assenza dall’ultimo post sono giustificati da un breve ricovero fatto per accertamenti presso una struttura di Milano. Niente di grave o preoccupante, solo la necessità di capire perchè avessi una così cattiva qualità del sonno ed eventualmente individuare qualche soluzione.

Ma non è di questo che è necessario parlare. Questa breve esperienza diretta mi ha fatto di nuovo riflettere sulle “distanze” civili che ancora separano le diverse aree del nostro (s)fortunato paese e come, soprattutto sulle necessità primarie della gente, ancora permangono forti le diversità geografiche.

Ho avuto la fortuna di essere ricoverato in una struttura probabilmente di eccellenza (il San Raffaele di Milano) dove la qualità dell’assistenza, ed in particolare quella residenziale, è di estrema qualità. I pazienti non devono subire estenuanti attese per un’esame medico, vengono trattati con gentilezza, soprattutto vengono informati. Gli ambienti sono puliti, curati, organizzati. Dal punto di vista medico tutto sembra fatto con scrupolo, con attenzione, con curiosità.

E’ vero, sono stato forse molto fortunato. Basta però scendere poche centinaia di chilometri lungo lo stivale per rendersi conto immediatamente che aspettarsi simili trattamenti è pura illusione. Ho ancora in mente il degrado, dato dall’incuria e dal disinteresse, dei sotterranei del Policlinico di Roma; ho in mente le file interminabili alla ASL, le risposte sgarbate e scocciate del personale sanitario, la qualità spesso approssimativa delle cure prescritte.

Capisco che il problema è molto più complesso di come lo sto descrivendo e che le obiezioni a questi ragionamenti possono essere tante. Ma al momento ho in mente soprattutto le persone più deboli, le persone anziane, le persone prostate psicologicamente dal dolore e dalla malattia e mi domando che diritti alla cura (e quindi che diritti di cittadinanza) possono esercitare se hanno avuto la sfortuna di risiedere “geograficamente più in basso” nella scala dei diritti.

E’ innegabile che un paese che non consenta a tutti i suoi cittadini di usufruire della medesima assistenza non può dirsi né civile, né democratico, soprattutto se l’esistenza di tali divari persiste nel tempo, oltre che nello spazio. Io ho meno diritti (o comunque meno possibilità di usufruirne) di un concittadino che vive a Milano, e ancor meno ne hanno quelli che vivono a Palermo o a Crotone.

Aggiungo anche una nota comica. Alla fine della degenza mi è stato prescritto l’uso di un apparecchio. Ebbene anche le regole per disporre di tale apparecchio sono diverse tra una ASL di Milano e una di Roma, ma non solo. Anche nell’eventualità che l’avessi acquistato privatamente, il prezzo comunicatomi dalla medesima ditta è diverso tra Milano e Roma!

Dopo la geografia dello sviluppo, la geografia dei poteri, la geografia culturale saremo mestamente costretti a disegnare anche la geografia dei diritti. Naturalmente aspettando con ansia gli effetti del federalismo fiscale……



Life must go on in Gaza and Sderot

Questo è un blog per il dialogo, per la pace, per la verità (vi prego di leggerlo).

E’ un blog scritto da due amici (hopeman e peaceman) che vivono nelle zone martoriate di Gaza e Israele, in due luoghi distanti pochi chilometri ma inesorabilmente divisi dal nulla della guerra, dell’ingiustizia, della malvagità, dei massacri.

Eppure parlano, dialogano, inviano faticosi messaggi di speranza. Tutto nonostante quello che sta accadendo e che le immagini documentano con agghiacciante realismo (vedi).

Un prezioso insegnamento per tutti noi.

bandiera_pace

Dopo il 2008

Un anno bisestile se ne è appena andato, un anno negativo per chi crede al detto popolare “anno bisesto, anno funesto“, un anno positivo, secondo altri, perchè favorevole a ogni nuova impresa, a ogni cambiamento di vita o di mestiere, alle nascite o ai concepimenti.

Più laicamente ci ha restituito le 5 ore, 48 minuti, 46 secondi di vita “numeraria” che negli anni precedenti avevamo perso. Ci ha restituito un giorno in più, il 29 febbraio.

anno-bisestile

Il 29 febbraio 2004 è stato per me un giorno importante, ha segnato in negativo il corso dei quattro anni successivi. Nel 2008, altro anno bisestile, posso dire invece che tante cose positive mi sono accadute e un bel cambiamento è al momento in atto. Quindi sposo ambedue le opposte accezioni che l’anno bisestile possiede nella cultura popolare.

Ma, positivo o negativo che sia stato, il 2008 ce lo siamo lasciati alle spalle. Il 2009 però, al di la delle personali valutazioni, non sembra offrire chiari segnali di cambiamento e di speranza.

Forse saremmo costretti ad aspettare il 20 gennaio 2009, giorno dell'”incoronazione” di Barack Obama a Presidente degli Stati Uniti d’America per capire se i grandi del mondo vorranno occuparsi anche dei poveri della terra e di questo mondo ancora martoriato dall’indifferenza e dall’urgenza di garantire i bisogni di pochi.

Sperare in un mondo migliore è ancora legittimo, ma è ogni giorno più faticoso e  difficile. A volte però assistiamo a gesti “eroici” fatti da persone comuni, che ci aiutano nel nostro faticoso percorso della speranza. E’ il caso della Sig.ra Tiziana Concu (leggi articolo) di Cagliari che, dopo aver trovato una cassettina contenente 160.000 euro, ha pensato bene di consegnarla ai Carabinieri. Ma l'”eroismo” va ricercato nelle motivazioni di questo bel gesto:

Non erano soldi miei, qualcun’altro li ha guadagnati e uno che perde tutti quei soldi può rischiare il posto di lavoro.

E’ lecito sperare. E’ giusto aver fiducia nelle persone. E’ indispensabile che tutta questa umanità non venga di nuovo mortificata, umiliata, dispersa dalla cecità e dall’egoismo dei potenti.

Un augurio particolare alla splendida “Compagnia di Collevecchio” e un auspicio che il 2009 sia migliore per tutti.


Paura

I militari pattugliano le nostre strade, presidiano gli obiettivi “sensibili”. I rom vengono “censiti”. I giornali calpestano la vita reale e ci offrono quella della paura, dell’insicurezza, dell’angoscia. Dobbiamo metterci al sicuro dallo straniero, dal diverso ma anche da chi ragiona, da chi si oppone. I grandi della terra giocano con la nostra vita a colpi di prime rate, subprime, crisi petrolifere, guerre giuste.

La propaganda dell’insicurezza imperversa in ogni messaggio, in ogni articolo, in ogni intervista.

La paura è e sarà la nuova risposta globale per la crescita dei consumi e il rilancio delle economie occidentali. Forse in molti hanno ormai capito che nel mondo globalizzato, dove la Politica sempre meno può fare (ammesso ne abbia le intenzioni) per orientare l’Economia, l’unica risposta è far leva sulla paura e sull’incertezza.

Chi ha paura vive per l’oggi, consuma adesso, risparmia di meno per un futuro che tanto è sempre più incerto. La paura collettiva è terreno fertile per nuove guerre (giuste?), per l’incremento delle spese militari, per campi di detenzione di staliniana memoria, per la legittimizzazione delle torture, per l’assenza di processi.

E tutto questo non muove l’economia? Non concede profitti inaspettati alle grandi major del mercato mondiale? Non è il brodo in cui sguazzano i numerosi caimani della finanza?

Ma la paura ha conseguenze anche più negative, perché diffuse e ormai sempre più collettive. Ci sottrae un sorriso, ci fa allungare il passo se qualcuno ci chiede qualcosa, ci priva della capacità di ascoltare, non solo i “diversi”, ma anche i nostri “simili”. La paura blocca i sentimenti e tarpa le emozioni, ci restringe la vita, circoscrive sempre di più il nostro mondo.

Allora, quanti punti di prodotto interno lordo siamo disposti a pagare per tutto questo?