A.

Un’assenza strana, lunga, per me ancora incomprensibile. Forse un vuoto improvviso, una paura a ritornare in contatto con le proprie emozioni, con la parte più vera di se. Ma così è stato e non c’è necessità di dare e darsi troppe spiegazioni. Momenti del genere fanno parte di noi, rappresentano i nostri confini, i nostri lati oscuri.

Ritorno dopo un week-end speciale, in un posto speciale, con persone speciali.  Una sferzata all’anima per cancellare e spostare in avanti qualche confine. Un incontro voluto con forza da chi capisce la vitalità dei rapporti umani, la rilevanza di uno sguardo, la forza della conoscenza del nuovo, la nobiltà degli altri. Ci siamo trovati in tanti, quasi tutti ancora inesplorati.

Tutti abbiamo goduto della presenza reciproca, delle nostre storie, dei nostri racconti, del calore della novità. Ma soprattutto tutti abbiamo gioito insieme ad un piccolo e tenero angelo che ci ha coccolati con la sua dolcezza, che ci ha accolto con generosità, che ci ha riconosciuto per quello che siamo.

Un angelo dalla natura umana che, come quelli de “Il cielo sopra Berlino”, sente e soffre le pene di questo mondo ostile, ma fortunamente ancora ricco di opportunità. Ho avuto il privilegio di incrociare A. nel percorso della mia vita recente e ne ho tratto insegnamenti preziosi, scelte decisive, angolazioni non considerate, calore.

Ora, in questo momento, lampi di felicità stanno di nuovo attraversando la mia vita, fresche energie mi stanno ricaricando dopo un periodo sereno ma forse vuoto. Cara A. lascia che possa regalarti un po’ di questa felicità, che possa darti in dono una parte di questo amore, a te che non ce ne hai mai risparmiato. Forse è poca cosa ma portalo con te nei momenti bui, te lo dono con affetto e sincerità.

Ieri eri davanti a me mentre ci coinvolgevi tutti con il tuo racconto, il momento mi ha colpito, il messaggio della tua prosa lo porto ancora dentro di me. Non posseggo la forza delle tue parole per ricambiare il tuo regalo e allora userò quelle di qualcun’altro e soprattutto la sua musica, che forse vale più di mille parole.




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Stati di percezione

Un breve appunto di viaggio. Può uno stato leggermente alterato delle proprie percezioni portare un effetto benefico nel modo di vedere la realtà circostante? E se si, è eticamente e strutturalmente corretto il loro consapevole utilizzo?

Sul primo versante, non essendo un fautore di principi che si inspirano alla necessità di un’etica universale (laica o religiosa che sia), ritengo che ognuno può chiedere a se stesso, ai propri principi, se ciò si possa considerare eticamente corretto.

Qualche problema mi si solleva invece sul versante più strutturale, cioè quando la ricerca di questi stati alterati diventa voluta, quando si sente la necessità e il bisogno di percorrere questa strada.

Scrivo queste parole sul mio cellulare, proprio mentre cado lentamente in un leggero stato di percezione alterata (tranquilli … solo una birra a stomaco vuoto!). Devo dire che non riesco a fare i conti né con l’etica, né con la volontà (o bisogno) di provare tale condizione.

Credo che tutto vada ricondotto a quello che, in un dato momento, la vita ha deciso di offrirti e alle scelte che, consapevolmente o inconsapevolmente, si è deciso di compiere. Mentre scrivo, con molta difficoltà sui piccoli tasti di un cellulare, i pensieri viaggiano lontano e si perdono, si confondono, si affastellano l’uno sull’altro. E’ necessario a volte ancorarli ad un approdo sicuro, restituirli la giusta dimora.

Mi sorprendo infine a sorridere ai miei vicini di tavolo, anche se non comprendo cosa dicono, e poi anche ad una bella donna che mi passa vicino. Un messaggio sul telefonino mi rende poi ancora più allegro.

E’ forse questo lo “stato di percezione alterato” di cui abbiamo (ho) bisogno? Mi domando, può una semplice bevanda essere lo strumento che ti spinge a scrollarti di dosso anni di convenzioni sociali, blocchi, preconcetti e tutto l’inutile bagaglio di sovrastrutture che ognuno di noi porta sempre gelosamente con se?

Forse si. Ma sarà solo il lucido ricordo di questi momenti speciali a far si che questi possano divenire la nostra prassi quotidiana, che ci consentiranno un’esercizio costante. Per conto mio mi regalerò analoghi momenti quando e dove ne sentirò la necessità.

Credetemi, è sempre bello sentirsi, anche se per brevi momenti, in pace con se stessi e con voi tutti. Un abbraccio.

PS. Riletto con un po’ più di lucidità questo post mi sembra discretamente sconnesso ma voglio onorare quei momenti e quindi ve lo propongo lo stesso. Se non sarò riuscito a comunicarveli lucidamente spero mi possiate perdonare.

Fuochi

Ponza, baia di Frontone, 21 giugno 2008. Dopo più di sette giorni, il ricordo di questa piccola, bella ma breve vacanza mi concede ancora frammenti di bellezza e serenità.

Il primo frammento è una sorpresa che ricevo nel momento in cui scarico il contenuto della macchina fotografica digitale sul PC. Ed è un’alba bellissima, catturata a mia insaputa dal nostro valente e mattutino skipper. Il puntino arancione sulla sinistra è probabilmente un semplice riflesso, ma a me piace pensare che questa istantanea sia riuscita a catturare l’arancione tramonto di una luna che lascia spazio ad un nuovo intenso giorno.

Il secondo frammento, meno nitido ma non meno potente, ritrae un istante dell’interminabile esplosione di luci e colori che i ponzesi dedicano al loro santo patrono, San Silverio. Alle 24 circa del giorno prima, in lontananza alcuni preliminari boati ci svegliano dal nostro sonno leggero. Inizialmente ancora con i sensi un po’ intorpiditi, ammiriamo quella narrazione delle forze della natura che sono i fuochi d’artificio. Via via che il sonno ci abbandona, alla bellezza delle immagini si aggiunge la serenità e la gioia del condividere questo lungo momento.

Non riesco a trovare una frase adeguata a misurare l’intensità che mi ha offerto rivedere queste immagini. E’ stato tutto così improvviso, vigoroso, bellissimo …. finalmente un frammento di vera vita.