Rafano

Il rafano è una pianta, sembra originaria della Russia o della penisola balcanica, di cui si usa prevalentemente la radice che possiede un sapore forte e pungente. Il suo nome scientifico è “Amoracia rusticana”, famiglia delle Crocifere.

Rafano

La radice, grattuggiata finemente e condita con olio o aceto, diventa una salsa ottima per i bolliti. In questa versione il rafano è conosciuto anche come “cren”, salsa che risulta estremamente piccante.

Non ricordo quando e come nella mia famiglia si iniziò ad utilizzare questa radice decisamente poco conosciuta a Roma, forse perchè qualche cliente del Nord (il cren è abbastanza conosciuto in Veneto e Friuli) la ordinò a mio padre nel periodo natalizio. La nostra famiglia gestiva infatti un negozio di frutta abbastanza conosciuto per le primizie e i prodotti rari.

Quest’anno, sull’onda dei ricordi, ho cercato e comprato una radice di rafano. E ho ricordato il Natale della mia gioventù, quando ancora i regali si scartavano la mattina del 25 (e non la sera prima), quando ci si alzava tardi, quando mio padre iniziava a grattare a mano il rafano con una piccola e antidiluviana grattugia. Grattare il rafano è un’operazione eroica perchè, non solo la radice è durissima e il lavoro è quindi faticoso, ma perchè si sprigionano degli effluvi talmente forti e intensi che si inizia a lacrimare con forza.

Ricordo anche che una volta, al mio turno di grattugiata, proposi di utilizzare un casco da motociclista per limitare i danni e la cosa funzionò per un poco. In famiglia, tutti eravamo molto golosi di questa salsa ma anche poco inclini alla sua preparazione. Alla fine però era sempre mio padre che si sacrificava di più, per il piacere di tutti.

Ieri ho rivissuto, cimentandomi nella preparazione del cren con metodi più moderni e meno dolorosi, questa tradizione della mia famiglia; i ricordi sono ancora molto vivi e conditi da una punta di nostalgia per quei tempi in cui lo spirito del Natale era molto più forte e più vero di adesso. Forse, semplicemente, ero solo più giovane.

A volte vorrei però rivivere le sensazioni di quel periodo festivo, ritrovare uno spirito più vero e più condiviso. Sento in me e intorno a me un bisogno di semplicità, di naturalezza, di essenzialità. Il Natale come si vive ora scontenta molti, ma i molti fanno fatica a trovare una strada nuova.


Annunci

I bambini del Mali

Dell’estate scorsa porto ancora vivo il ricordo di un sole caldo e avvolgente, di amicizie nuove e accoglienti, di paesaggi eterni e sconfinati. Porto ancora dentro di me una tale ricchezza di emozioni e di sensazioni al cui solo ricordo, a volte, mi sembra di soffocare. Porto il ricordo del viaggio più bello ed autentico della mia vita. Sarà un compito arduo provare a rendere tutto ciò in parole ed immagini.

Il Mali è un paese enorme, situato nell’Africa occidentale e senza sbocchi sul mare. Un paese ancora molto in difficoltà, come d’altronde quasi tutti quelli di quell’area del mondo, ma che sta faticosamente cercando di uscire da una condizione di sottosviluppo. Ma ha tante risorse, molte delle quali, nel nostro mondo lucido e patinato, sono ormai merce rarissima.

Il Mali possiede la bellezza dell’umanità, nella sua forma più pura e più vera. Possiede la bellezza della gente semplice, che non dispone di quasi niente ma che non ti risparmia un sorriso o un saluto. Il Mali possiede il calore di una terra difficile e impetuosa, ma che dopo una tempesta si rasserena e abbraccia ancora gli uomini che la popolano, regalandogli di nuovo i suoi frutti.

Ma il Mali possiede soprattutto i bambini più belli del mondo. Bambini sporchi, denutriniti, malvestiti, a volte anche molto malati. Bambini però vivi, che hanno voglia di giocare e che ti ringraziano con i loro sguardi se giochi con loro. Bambini a cui regalare una caramella significa aver regalato il mondo, bambini che ti prendono per mano perchè è anche dell’affetto di un estraneo che hanno bisogno.

img_1330b1

Bambini che ti donano molto per quel poco che tu sei in grado di dare loro: una foto, uno sguardo, una carezza, un girotondo.

img_1334b1

Bambini che ti guardano, che ti osservano con interesse, che ti vedono. Bambini piccoli e indifesi, ma che si comportano da adulti, accudendo chi è più piccolo e indifeso di loro.

img_1337b

Bambini splendidi, con occhi profondi, intensi e un’intelligenza innata nel loro sguardo. Bambini che ti guardano perchè vogliono comprendere chi sei.

img_1764b

Bambini che giocano, ridono, scherzano. Bambini allegri più di te perchè hanno qualcosa che noi tutti forse abbiamo perso: la semplicità della vita.

img_1767

Bambini sinceri, aperti, spontanei, leali. Ti concedono la loro amicizia perchè è quello di più vero cha hanno offrirti ed è anche il più bel dono che possiamo ricevere.

mali-481

Vorrei essere di nuovo li, insieme a loro, a riassorbire l’autenticità della vita, la naturalezza dei gesti antichi, la spontaneità dell’anima. Vorrei essere di nuovo li con loro per ringraziarli di questo enorme e inconsapevole dono che mi hanno offerto, per esprimergli riconoscenza della profondità dei loro sguardi, per riconoscergli un posto nel mondo.

img_1676

Ho rivisto più e più volte questi scatti, insieme ad altre centinaia di immagini che mi avete offerto.  Ogni volta è un tuffo al cuore, un salto nello spazio, un lampo di felicità. Vi porto tutti nel cuore.



A.

Un’assenza strana, lunga, per me ancora incomprensibile. Forse un vuoto improvviso, una paura a ritornare in contatto con le proprie emozioni, con la parte più vera di se. Ma così è stato e non c’è necessità di dare e darsi troppe spiegazioni. Momenti del genere fanno parte di noi, rappresentano i nostri confini, i nostri lati oscuri.

Ritorno dopo un week-end speciale, in un posto speciale, con persone speciali.  Una sferzata all’anima per cancellare e spostare in avanti qualche confine. Un incontro voluto con forza da chi capisce la vitalità dei rapporti umani, la rilevanza di uno sguardo, la forza della conoscenza del nuovo, la nobiltà degli altri. Ci siamo trovati in tanti, quasi tutti ancora inesplorati.

Tutti abbiamo goduto della presenza reciproca, delle nostre storie, dei nostri racconti, del calore della novità. Ma soprattutto tutti abbiamo gioito insieme ad un piccolo e tenero angelo che ci ha coccolati con la sua dolcezza, che ci ha accolto con generosità, che ci ha riconosciuto per quello che siamo.

Un angelo dalla natura umana che, come quelli de “Il cielo sopra Berlino”, sente e soffre le pene di questo mondo ostile, ma fortunamente ancora ricco di opportunità. Ho avuto il privilegio di incrociare A. nel percorso della mia vita recente e ne ho tratto insegnamenti preziosi, scelte decisive, angolazioni non considerate, calore.

Ora, in questo momento, lampi di felicità stanno di nuovo attraversando la mia vita, fresche energie mi stanno ricaricando dopo un periodo sereno ma forse vuoto. Cara A. lascia che possa regalarti un po’ di questa felicità, che possa darti in dono una parte di questo amore, a te che non ce ne hai mai risparmiato. Forse è poca cosa ma portalo con te nei momenti bui, te lo dono con affetto e sincerità.

Ieri eri davanti a me mentre ci coinvolgevi tutti con il tuo racconto, il momento mi ha colpito, il messaggio della tua prosa lo porto ancora dentro di me. Non posseggo la forza delle tue parole per ricambiare il tuo regalo e allora userò quelle di qualcun’altro e soprattutto la sua musica, che forse vale più di mille parole.