Il mio primo, nuovo e felice Natale

Questo è il mio primo Natale con Matteo. E’ un Natale bellissimo, emozionante e intenso ma al tempo stesso semplice e naturale come solo il sorriso di un bimbo può essere. Ma è anche un Natale a me ancora sconosciuto nel quale la tradizione e l’eccezionalità di questa nuova presenza si mischiano e confondono. Il risultato di questa confusione è inebriante.

Matteo Babbo Natale

E’ tutto nuovo, è tutto diverso, è tutto così incredibilmente bello, bello fin quasi a stordirti. E’ bella la sua curiosità per tutto ciò che gli accade intorno, è bella la sua determinazione nel voler stare in piedi anche se in modo ancora traballante, è bellissima la sua capacità di interagire con tutti. E infine sono belli i suoi occhi e il suo sguardo, è bella la vibrazione che sento quando mi cerca e mi afferra naso e orecchie.

E io sono felice, così stupidamente felice da essermi dannato il 23 dicembre pomeriggio per trovare e comperargli il suo vestito da Babbo Natale (o meglio trovarne uno della sua taglia…..) e poter ridere di me insieme a lui. Chissà se potrà, quando sarà più grande, capire e accettare la stupidità di un padre.

Paulo Coelho dice che un bambino può insegnare sempre tre cose a un adulto: a essere contento senza un motivo, a essere sempre occupato con qualche cosa e a pretendere con ogni sua forza quello che desidera. Quanta verità in queste parole!

Buon Natale a tutti, tutti ci meritiamo un po’ di felicità.

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Un’altra vita è possibile (?)

Mi sento di voler fare un elogio al cambiamento, un elogio a tutte le persone coraggiose che cercano e trovano nuove strade, che ci aiutano a riflettere. Un’altra vita è possibile. Un’altra vita è sicuramente possibile.

Quante sono le volte che ci fermiamo a pensare sul lento ma inesorabile scorrere della nostra vita, sui nostri veri desideri, sulle nostre vere aspirazioni. Il perverso meccanismo lavoro-consumo-lavoro oscura il nostro sé, ci asciuga la nostra vera linfa vitale che sono l’amore, la famiglia, le amicizie ma anche cose semplici e belle come un tramonto, una passeggiata al sole, piccoli momenti di sano ozio e riflessione. Voglio anche ricordare, e ribadirlo con forza anche a me stesso, che l’uomo è un animale sociale e proprio dalla sua socialità trae forza e volontà di crescere.

Stiamo uccidendo lentamente questo bisogno di socialità, annegandolo in un brodo mefitico di false necessità, di falsi modelli, di fantasiose aspettative. Non sarà il prossimo multimilionario jackpot che risolverà la nostra esistenza, non saranno i successi lavorativi che riempiranno i nostri vuoti e non sarà l’acquisto dell’ultimo oggetto di culto che renderà la nostra vita più armoniosa.

Per questo è necessario cambiare o almeno cercare di introdurre nella nostra vita piccoli ma importanti aggiustamenti di rotta.

Cominciamo dai grandi cambiamenti. Il più ambizioso e il più complicato è quello di modificare i tempi della nostra vita, in particolare cercare di sottrarre tempo al lavoro e restituirlo a noi stessi. Facile a dirsi direbbe la stragrande maggioranza di noi (me compreso) e infatti sarebbe un “grande cambiamento”, in pochi ce l’hanno veramente fatta. Ma rosicchiare prima minuti, poi magari ore al lavoro dovrebbe essere il nostro mantra quotidiano.

E ora passiamo ai piccoli cambiamenti.

1) Apriamo il nostro armadio e contiamo il numero di capi di vestiario di cui disponiamo; dividiamoli in due gruppi: usati spesso e usati una sola volta nel corso dell’anno (oppure mai). E’ probabile che il secondo gruppo sia più consistente del primo. Risultato: possiamo svuotare i nostri armadi (e quindi non ne dobbiamo comprare di più grandi) e possiamo rimandare nuovi acquisti.

2) Apriamo ora il frigorifero; sarà molto probabilmente pieno di prodotti non ancora utilizzati o utilizzati solo parzialmente che, prima o poi, saremmo costretti a buttare. Avevamo bisogno di tutto questo cibo? Probabilmente no e quindi dovremmo acquistare con più oculatezza e nelle giuste quantità, scegliendo sempre prodotti di stagione

3) Passiamo alla libreria e contiamo i libri non ancora letti; il risultato più probabile è che per quest’anno non abbiamo bisogno di nuovi libri.

4) Facciamo quotidinamente la raccolta differenziata dei rifiuti anche se i cassonetti sono lontani? No? Proviamo a farla solo per una settimana e non smetteremo più dopo aver misurato la quantità di rifiuti che potrebbero essere reciclati.

5) Un ultimo sforzo, passiamo in rassegna tutti gli altri oggetti più o meno utili che teniamo in casa; quanti di questi hanno un vero utilizzo e un’utilità per noi (materiale e/o affettiva). Anche in questo caso facciamo due mucchietti e liberiamoci di uno di questi.

Ma serve tutto questo? Si e anche molto. Ci rende più consapevoli su cosa realmente ci è utile, ci rende più leggeri (liberarsi delle cose ha un effetto terapeutico), ci consente di acquisire più spazio, ci permette di esercitarci a capire quali siano le nostre vere priorità.

Voglio fare un ultima osservazione a corollario di quanto detto. Non aspettiamoci che qualcuno ci offra un nuovo modello di vita che restituisca il giusto valore all’uomo e quindi a noi stessi; non coltiviamo l’assurda speranza che questo “sistema”, basato sul consumo, sullo spreco e sul depauperamento del nostro ecosistema, si autoriformi. Facciamolo noi, proponiamo un nuovo modo di vedere le cose, mettiamo in pratica piccoli cambiamenti, contagiamo i nostri cari con una nuova consapevolezza.

Ma come sono bravo e quante belle cose ho scritto! Ma quante di queste cose ho già fatto e sono in grado di fare? Mi sono accorto che avevo iniziato a scrivere questo articolo quasi un anno fa e se devo fare un bilancio questo non può che essere disastroso. Ma ci penso continuamente, vorrei avere il tempo e la forza per applicare questi piccoli e grandi gesti quotidiani; qualcosa ho fatto, ma non ancora abbastanza.

Un libro interessante, e provocatorio come solo le storie vissute in prima persona possono essere, è: “Io non Compro. Un anno senza acquisti: un’esperienza per riflettere sul potere del mercato” di Judith Levine, editore Ponte delle Grazie, 2006. Lo consiglio a tutti.

Matteo … e non solo

Il 14 gennaio del 2011 è nato Matteo, il nostro primo figlio. E’ nato, lo posso in coscienza dire, perchè la sua mamma e il suo papà lo hanno voluto, desiderato e accudito fin da quando era solo in potenza il bel bambino che è adesso. Sono soddisfatto e incredulo, meravigliato e distaccato, eccitato e tranquillo, insomma in questi giorni ho navigato in tutti i mari emozionali che solo la vita, questa vita, è in grado di offrirti se sei in grado di navigarli.

Non voglio però esprimere l’ennesimo atto retorico di un padre orgoglioso e soddisfatto di questa piccola creatura ma cogliere questo momento stupendo per riflettere, ancora una volta, sugli strani e affascinanti percorsi che la vita ti mostra, sulle mille porte che si chiudono e sulle altre mille che si aprono, sulla bellezza dell’animo umano. Soprattutto vorrei, attraverso questa intima riflessione, riconoscere a chi mi sta intorno e a me stesso alcune cose.

La prima considerazione è sulla superiorità dell’animo femminile o meglio sulla sua potenza. Nell’antichità, e prima dell’avvento della rivoluzione cristiana, la donna era rispettata e venerata in quanto portatrice di “animus” cioè di sensibilità, costanza, attenzione. Da molto tempo non è più così e nonostante i recenti progressi della nostra società occidentale siamo ancora troppo lontani dal riconoscere e accettare la potenza dell’animo femminile. Io l’ho vista questa potenza, l’ho vista nella determinazione di mia moglie, nel suo sguardo deciso, nel riflesso di qualche sua lacrima, nelle piccole attenzioni quotidiane che offriva a quella piccola vita che portava in grembo. Ma per quanto cercassi di misurarmi con questa potenza ho dovuto soccombere e finalmente, ma anche totalmente, l’ho riconosciuta e accettata; ora è il mio migliore alleato.

Ho infine capito, spero fino in fondo, le sofferenze di una madre per i propri figli e i mille ostacoli che ha dovuto superare per farli diventare gli uomini e le donne che ora sono. A questa madre, a tutte le madri, va il mio ringraziamento.

La seconda considerazione la voglio fare sull’amicizia e sull’importanza che questa ha sulle nostre vite. La mia di vita è bella perchè è questo il sentimento che più amo coltivare, quello della fraterna condivisione delle reciproche gioie ma anche dei momenti bui. Poi ad alcuni è anche concesso il privilegio di incontrare persone speciali, angeli che passano sulle nostre vite spargendo polvere di stelle. Angeli che sanno leggere chi sei, che riescono a guardare fin dove tu stesso non hai il coraggio di spingerti, che ti regalano la certezza che un’altra vita è possibile. Io ho avuto questo privilegio.

La terza e ultima considerazione la voglio fare su me stesso e regalarmi un po’ di riconoscimenti. Pur con le mie sbandate e con tutti i miei errori ora sono riuscito a costruire qualcosa di importante che però poggia su solide fondamenta: una donna speciale che amo e un mare di amici che vivono accanto a me e ai quali sono intimamente legato.

Matteo è nato il 14 gennaio del 2011, lo stesso giorno di un anno prima A. ci ha lasciato. A me piace pensare lei abbia delicatamente appoggiato il suo tenero sguardo su di lui.

Un milione di persone

Ieri, sabato 20 marzo 2010, in Piazza San Giovanni a Roma si è svolta la manifestazione del PDL a sostegno del Signor B., del governo e dei candidati alle prossime elezioni regionali. Le cifre sulla reale partecipazione a questa manifestazione sono, come sempre, terreno di scontro tra gli organizzatori e le stime della questura. La doccia fredda della questura (150.000 persone) ha fatto si che le dichiarazioni degli organizzatori pian pianino andassero ridimensionandosi:

  • Un milione di persone (Denis Verdini, coordinatore della manifestazione)

  • “Quando la piazza è strapiena, il numero dei presenti è molto più vicino alla cifra affermata dall’onorevole Verdini che a quella indicata dalla Questura” (Fabrizio Cicchitto, PDL)

  • “In sette giorni, centinaia di migliaia di persone in periodo di campagna elettorale, solo noi potevamo riuscire a portarle in piazza” (Ignazio La Russa, Ministro della Difesa)

  • “Anche se fossero state “solo” 300 mila persone, valevano doppio” (Andrea Ronchi, PDL)

  • “Non mi aspettavo venisse così tanta gente” (Signor B.)

A sx concerto dell 1° maggio 2009, a dx manifestazione del PDL del 20 marzo 2010 (Fonte: L'Espresso)

Giudicate voi dal confronto fotografico. Come diceva un pazzo assassino settant’anni fa: “Ripetete una bugia cento, mille, un milione di volte e diventerà una verità”.

Il capo del governo

Sulla rete circola da qualche settimana uno scritto di Elsa Morante che mi sembra veramente interessante. Lo propongo a chi non avesse ancora avuto modo di leggerlo.

Il capo del Governo si macchiò ripetutamente durante la sua carriera di delitti che, al cospetto di un popolo onesto, gli avrebbero meritato la condanna, la vergogna e la privazione di ogni autorità di governo. Perché il popolo tollerò e addirittura applaudì questi crimini? Una parte per insensibilità morale, una parte per astuzia, una parte per interesse e tornaconto personale. La maggioranza si rendeva naturalmente conto delle sue attività criminali, ma preferiva dare il suo voto al forte piuttosto che al giusto. Purtroppo il popolo italiano, se deve scegliere tra il dovere e il tornaconto, pur conoscendo quale sarebbe il suo dovere, sceglie sempre il tornaconto.
Così un uomo mediocre, grossolano, di eloquenza volgare ma di facile effetto, è un perfetto esemplare dei suoi contemporanei. Presso un popolo onesto, sarebbe stato tutt’al più il leader di un partito di modesto seguito, un personaggio un po’ ridicolo per le sue maniere, i suoi atteggiamenti, le sue manie di grandezza, offensivo per il buon senso della gente a causa del suo stile enfatico e impudico.
In Italia è diventato il capo del governo. Ed è difficile trovare un più completo esempio italiano. Ammiratore della forza, venale, corruttibile e corrotto, cattolico senza credere in Dio, presuntuoso, vanitoso, fintamente bonario, buon padre di famiglia, ma con numerose amanti; si serve di coloro che disprezza, si circonda di disonesti, di bugiardi, di inetti, di profittatori; mimo abile, e tale da fare effetto su un pubblico volgare, ma, come ogni mimo, senza un proprio carattere, si immagina sempre di essere il personaggio che vuole rappresentare.

Pensate di sapere a quale personaggio si riferisce Elsa Morante in questo scritto? No? Questo scritto risale al 1945 e il personaggio in questione è Benito Mussolini. Non trovate che sia adatti straordinariamente bene anche ad un nostro contemporaneo?

Update:
Gli italiani sono irrimediabilmente fatti per la dittatura. Ennio Flaiano

Scusi Presidente, ma io non ho capito

Signor Presidente,
scusi ma io non ho veramente capito le ragioni che l’hanno spinta ad apporre la sua firma su un simile decreto, a certificare con la sua autorevolezza che le regole sono carta straccia se vanno a danno di una precisa parte politica, ad avallare l’arroganza e l’impudenza di un gruppo politico che si è fatto beffa del popolo italiano tutto e a cui avrebbe dovuto almeno chiedere scusa per la cialtroneria e la sciattezza con cui è caduto in errore. Le dichiarazioni del centro-destra che ho ascoltato in questi giorni fanno rabbrividire.

Polluce e le bandiere del Quirinale

Signor Presidente,
gli errori purtroppo si pagano, soprattutto se chi ha sbagliato è la stessa persona che le regole le ha scritte. Noi modesti cittadini, lontani dalle ovattate stanze del potere, lo sappiamo bene quando dobbiamo far fronte ad una burocrazia ed un malgoverno della cosa pubblica che quotidianamente ci sottrae tempo, dignità, orgoglio e speranza.

Signor Presidente,
Lei ricorda come nel 2005 tuonarono sulle pagine dei giornali rappresentanti del centro-destra (ricordo ad esempio Gasparri, Giovanardi, La Russa, Tajani, Storace e spero di non aver dimenticato nessuno……) sul rispetto delle regole quando, con molti sporchi artifizi come la pirateria informatica, fu esclusa e poi riammessa la lista “Alternativa Sociale” di Alessandra Mussolini? Perchè in quella occasione il centro-destra, a difesa della democrazia e del diritto di espressione dei cittadini, non ha promosso un “decreto interpretativo” per consentire di partecipare anche alla Mussolini? Semplicemente perchè la lista della Mussolini avrebbe sottratto voti al centro-destra (come poi effettivamente è stato) e quindi non era certo nel loro interesse. Anche in Molise successe qualcosa di analogo …..

Signor Presidente,
io sono stufo di sentirmi sempre indignato, stufo di vivere in un paese nel quale vengono continuamente violate le basilari regole del vivere civile, stufo di vergognarmi di essere italiano, stufo di essere deriso sui giornali esteri, stufo di essere sempre agli ultimi posti delle graduatorie internazionali, stufo di vivere in un paese che non ha memoria e che non ama la verità.

Signor Presidente,
mi dispiace dirlo ma io non ho proprio compreso il Suo gesto. Ho capito però che, lentamente ma inesorabilmente, questa classe politica che ci governa ci sottrae ogni giorno qualcosa, ogni giorno sottrae qualcosa anche a Lei, ogni giorno sta sottraendo qualcosa ai nostri figli. Purtroppo, e lo dico con profondo dolore, di questo Lei è stato complice.

Un altro mondo

Un amico una volta mi ha scritto:

Il mare è il grande serbatoio della natura, è dal mare che il globo è, per così dire, incominciato, e chissà che non finisca in lui. Ivi è la calma suprema. Il mare non appartiene ai despoti. Alla sua superficie essi possono ancora esercitare diritti iniqui e battersi, divorarsi, recarvi tutti gli orrori della terra; ma trenta piedi sotto il suo livello, il loro potere cessa, la loro influenza si estingue, tutta la loro potenza svanisce! Ah signore, vivete, vivete nel seno del mare! Qui soltanto è indipendenza, qui non riconosco padroni, qui sono libero!” (Jules Verne, Ventimila leghe sotto i mari, 1870)

Tramonto alle isole Brothers

Quanta verità ho trovato in queste parole antiche, scritte quando la dolcezza e il silenzio delle profondità erano sensazioni sconosciute ai più. Ora ci è concesso di assistere e partecipare, anche se solo come creature aliene, alla vita infinita che si manifesta a trenta piedi sotto il mare. Ricordo l’emozione, ma anche il sottile filo di paura, che ogni volta mi sfiorava mentre, galleggiando sull’acqua, attendevamo il momento di abbandonare il mondo a noi noto. Vedevo negli occhi di chi mi stava accanto, seppur resi irreali dal vetro delle maschere, la stessa inquietudine e la stessa eccitazione.

E’ giunto il momento che tutti aspettavano, ci si abbandona, si raggiunge la profondità del mare. Si respira con un po’ di affanno, ci si guarda intorno disorientati, si cerca lo sguardo confortante di chi ti ha accompagnato in questa esperienza.

Pesce farfalla dalle guance blu

Poi si riacquista lentamente il controllo ed è in questo momento che tutto ti appare sfolgorante, rigoglioso, intenso anche se alterato dalla dominanza delle tonalità del blu. Con una innaturale sensazione di leggerezza e di sospensione, ti guardi intorno e osservi le espressioni della natura in tutte le sue forme, in tutti i suoi colori, in tutte le sue varietà. In questa realtà i sensi che si hanno a disposizione sono ridotti e depotenziati, udito e tatto sono quasi inutili, eppure tale è l’intensità di quello che si vede e si prova che anche la sola vista è sufficiente per lasciarti attonito e smarrito davanti a tanta bellezza.

Reef del Mar Rosso

Ti muovi e galleggi in questa sensazione di irrealtà e perdi il contatto con il tuo mondo originario, i ricordi e le ansie di quello che eri si sciolgono nella vastità dell’acqua. Solo la curiosità ti mantiene vigile e attento ai nuovi sprazzi di vita che questo nuovo mondo di offre. Ogni metro che fai è una nuova forma di vita, ogni anfratto che questo mondo ti offre è una scoperta; anche l’infinito del profondo mare, con il suo ipnotico blu intenso, è un richiamo a cui è difficile resistere. Ciò che è piccolo e difficile da vedere è altrettanto affascinante di ciò che è grande e imponente.

Pesci bandiera e pesci farfalla

Il tempo scorre lento e tu gli scorri accanto in pace e serenità; i tuoi movimenti adesso sono morbidi e fluidi, ora anche tu sei una creatura marina, certo straniera ma che ama questo mondo e che gode delle sue bellezze. Solo gli strumenti, che hai portato con te per ricordarti che questo universo non può accoglierti a lungo, avvertono, con fredda razionalità, che il tempo di essere liberi è terminato. Domani, però, avremo tutti una nuova occasione.