Mio fratello

Mio fratello è, secondo il punto di vista di noi “normali”, un ragazzo sfortunato, ingiustamente punito da una sanità sempre troppo distratta. Negli anni ‘60, con la ruvidità che caratterizzava quel tempo, sarebbe stato definito un ritardato, un subnormale; oggi, anche se con qualche vena di sottile ipocrisia, le persone come lui sono chiamate “diversamente abili”.

Ma non è di come la società affronta questi temi su cui voglio riflettere, quanto piuttosto di come io abbia vissuto il mio rapporto con lui. È un argomento difficile da affrontare in poche righe, è un tema doloroso che ti mette a nudo, è anche qualcosa che può essere facilmente equivocato perché coinvolge sentimenti, affetti, convenzioni sociali, educazione, valori.

Ma voglio provarci lo stesso, anche perché insieme abbiamo vissuto un’esperienza per me intensa, nuova e appagante.

Nel periodo di vita familiare il mio rapporto con lui è stato conflittuale, un po’ perché specchio del naturale conflitto con i genitori, un po’ perché io, figlio normale, ho subito la sua spesso ingombrante presenza e in più anche l’incomprensione dei miei genitori. Ma soprattutto, lo voglio dire senza difese e ipocrisie, perché mi era difficile accettarlo.

Con il tempo questo conflitto si è via via ridotto, ma non è mai scomparso del tutto.

In quest’anno di grandi trasformazioni e riflessioni ho sentito il bisogno di ricostruire qualcosa che ho sempre iniziato, mai terminato e spesso demolito. Ci siamo allora concessi una breve vacanza insieme, solo noi due, sufficientemente lontano da casa, ma soprattutto lontano dalle sue abitudini, dai suoi ruoli, dalle sue piccole manie; ed io lontano dalle mie paure, dai miei pregiudizi, dalle mie viltà.

Un primo risultato l’ho ottenuto vincendo la sua iniziale e legittima diffidenza. Poi questa esperienza insieme è trascorsa via leggera, senza conflitti e con momenti di grande intimità. Forse anche perchè, per la prima volta, sono riuscito a “vederlo” come persona e non solo come fratello, come una risorsa e non come un limite, a riconoscere le sue esigenze molto simili alle mie, a comprendere le sue frustrazioni.

Ho poi trovato la gioia nella sua felicità, ho riconosciuto l’allegria nelle sue risate, ho goduto della sua tranquillità nel rapportarsi insieme a me al mondo, mi sono commosso per i suoi abbracci spontanei e riconoscenti. Anche adesso, ripensandoci e scrivendo, una lacrima di gioia mi fa un’immensa compagnia.

Abbiamo fatto cose insieme, nuotato, mangiato, dormito, ma anche respirato e vissuto insieme per giorni, come mai era accaduto prima. Ma la gioia più grande, ancora con la sua splendida e invidiabile innocenza, me l’ha data chiedendomi: “Quand’è che ci ritorniamo?”. Che soddisfazione!

Credo che anche lui sia soddisfatto di questi giorni passati insieme e che sia felice, almeno quanto me, di aver vissuto un breve frammento di vita con un nuovo amico.

Ora mio fratello sta dormendo sereno, dopo un’altra intensa giornata in cui non ci siamo risparmiati niente. Ti abbraccio fratellone mio, forse il mio smarrimento sta passando e quello che sei stato capace di darmi in questi giorni mi aiuterà finalmente a ritrovarti.

6 Risposte

  1. Come due coccodrilli è un film di Giacomo Campiotti, del 1994, e quando il film si chiude Lucio Dalla canta gli ultimi versi di una canzone che, non so perché, si intitola “Latin lover”:

    Fratello dobbiamo volare nei cieli più limpidi

    Bisogna imparare a sognare per essere liberi così non dovremo volare per essere liberi

    Fratello dobbiamo volare nei cieli più limpidi

    Bisogna imparare a sognare per essere liberi così non dovremo volare per essere liberi

    (non l’ho trovata su you tube)

  2. Ci siamo! sento che ci siamo… istintivamente ho usato il plurale… per un momento volevo tornare indietro e scrivere: Ci sei! sarebbe più giusto, ma sento anche che questo passo fondamentale, che hai finalmente avuto il coraggio di fare, è un passo simbolico che interpreta la forza di tutti noi, quelli in cammino alla ricerca di se stessi. Lo sento come il goal di una squadra che si fonde in obbiettivi comuni. Che bello, che commozione dopo tanto tempo di amicizia sentirti finalmente parlare di tuo fratello, il tuo fratellone, sentire che se ne può parlare con sincerità e emozione. E un grande insegnamento e incoraggiamento a guardare in faccia le nostre difficoltà e provere a dialogare. Come dice una bella bella frase, non so di chi, scritta sulla lavagna del mio scalcagnato ufficio “ogni ferita è anche una feritoia” basta avere il coraggio di guardarci dentro e quante cose si scoprono….

  3. Dolce amico, una vecchina valdostana diceva sempre di coloro che dovevano affrontare qualche grande dolore: Cristo è andato a trovarli! Il significato non è religioso ma pieno di fede, ovvero, in quel dolore si portava a compimento l’umanità di quella persona. Tuo fratello, arcangelo Raffaele-medicina di Dio- è accanto a te compagno e guida nel tuo viaggio di umanizzazione. Nella tua bellezza, si specchia tuo fratello…
    angelaesiste

  4. te possino, m’hai fatto commuovere m’hai fatto

  5. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

    (sono puntini di silenzio, della serie… ogni parola è inutile, come quando vedi panorami più grandi di te e lasci la parola al vento o alle onde sotto di te o ….. che per noi parlino anime nobili. Ecco… ora ti chiamerò Millebolle, il blog di un’anima nobile)

  6. …..è stato ovviamente il primo articolo che ho letto nel tuo blog…….

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