Ad un amico scomparso

Rimango sempre sorpreso di come le connessioni di pensieri ed emozioni, nei rari momenti in cui riusciamo liberamente ad esercitarli, riescano a percorre strade insospettate e imprevedibili.

Ieri, in uno di quei rari momenti, il mio cuore è arrivato a te amico mio, intensamente. Ho allora ripercorso le immagini ancora vive di quel piccolo lungo cammino che la vita ci ha concesso di trascorrere insieme. Ricordo ancora intensamente il tuo allegro umorismo, il gusto profondo e cristiano per la vita, l’ironia profonda e mai banale che sei riuscito sempre a comunicare e che ti ha fatto amare da molti, se non da tutti.

Ricordo i feroci scherzi che riuscivi a progettare e realizzare, da solo o con la mia collaborazione, ma che non ti hanno mai regalato rancore ma sempre allegria e felicità, anche dalle tue “vittime”. Ricordo anche come tutto questo sia stato uno dei motori dell’unione che ha segnato il nostro tempo di lavoro. Percepisco anche, purtroppo con tristezza, il vuoto che ci hai lasciato. Io questo vuoto l’ho sentito fin nel fondo della mia anima, mi sono sentito subito più povero, ho capito che un pezzo di vita se ne era andato con te.

Sono andato subito a rileggere l’omaggio che i tuoi amici, con gratitudine sincera, hanno voluto dedicare alla tua intelligenza emotiva e alla tua bellezza; come sempre un sorriso profondo mi ha allietato, anche se condito da una piccola lacrima. Voglio infine dedicarti in particolare l’ultima strofa della canzone con cui Francesco Guccini apre sempre tutti i suoi concerti (In morte di S.F., Folk Beat n. 1, 1967). E’ così che ti ricordo, è così che tutti ti devono ricordare.

Voglio però ricordarti com’eri, pensare che ancora vivi,
voglio pensare che ancora mi ascolti e che come allora sorridi e che come allora sorridi…

Una Risposta

  1. grazie carissimo S…ti ho risposto sul sito…
    ang

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